Un errore da 71 milioni di dollari

La sera del 22 gennaio 1980, il diciottenne Willie Ramirez, di origine cubana, ma residente in Florida, negli Stati Uniti, avverte uno strano mal di testa. All’inizio pensa che sia dovuto all’odore di benzina che aleggia nell’auto di un suo amico. Poi il mal di testa diventa un dolore acuto alla nuca – quasi un ago trafitto nella carne -, che cede il passo a una cecità intermittente e a continui svenimenti. Willie si trova nei pressi della casa della sua ragazza. Chiede aiuto in preda al panico e viene immediatamente portato in un ospedale della Florida meridionale.

Qui i medici chiedono prontamente di conoscere l’origine del problema e sentono il termine spagnolo “intoxicado”, pronunciato probabilmente dalla madre della ragazza di Willie. I medici sono convinti che il ragazzo sia “intoxicated”, termine che in inglese indica una persona sotto l’effetto di alcol o altre sostanze chimiche, e lo sottopongono a esami e terapie adeguati a un individuo in overdose. È attivo forse anche lo stereotipo secondo cui i membri delle minoranze presenti negli Stati Uniti sono più inclini all’uso di droghe. Ciò che i dottori non sanno è che in spagnolo, se una persona è definita “intoxicada”, può essere vittima di un avvelenamento da cibo o bevanda, una intossicazione o altra condizione patologica che non coincide con un’ubriacatura o un’overdose di droga. Fra l’altro, la riverenza, culturalmente acquisita, dei cubani (e dei latino americani in generale) nei confronti dell’autorità medica impedisce ai membri dell’entourage di Willie di approfondire la questione da un punto di vista linguistico. Del resto, si capisce, che vuoi che sia una sottile, insignificante differenza tra due lingue?

Qui, però, inizia la tragedia dei Ramirez. L’equivoco linguistico porta il personale dell’ospedale a trascurare il reale problema di Willie che, in effetti, è di tipo neurologico, visto che il ragazzo è vittima di una emorragia cerebrale. Quando i medici riescono a formulare una diagnosi adeguata è troppo tardi: il cervello ha subito un danno irreparabile. Da allora Willie è quadriplegico.

Ma la storia non finisce qui. In seguito a una denuncia, l’ospedale finisce con l’erogare al ragazzo un risarcimento di 71 milioni di dollari. Quanti forse Willie non avrebbe mai guadagnato nella sua vita, ma certo mai sufficienti a ridare la vita a un uomo menomato da un grave errore medico.

Non è un caso che, negli Stati Uniti oggi, i medici stiano sempre ben attenti a esigere l’intervento di un interprete professionista quando hanno a che fare con pazienti che non parlano inglese come prima lingua. Un modo per evitare di commettere errori apparentemente banali. Ma anche un modo per non essere costretti a corrispondere cifre enormi a chi fraintende le loro diagnosi o terapie. Perché un errore può costare 70 milioni di dollari. Ma anche una vita umana.

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