Sul luogo comune: “Potrebbe essere sua figlia”

Le nostre relazioni sono tacitamente regolate da una norma tanto rispettata quanto potente. Non se ne parla quasi mai perché non è codificata in nessun libro, ma esercita su di noi una pressione alla quale spesso non siamo in grado di opporre resistenza. Questa norma inespressa afferma che si può provare legittimamente attrazione sessuale e sentimentale solo per persone che sono, più o meno, della nostra stessa età. Tale norma è stata scoperta dalla sociologia da tempo e va sotto il nome ufficiale di “regola della omogamia” (Burgess, Wallin, 1943).

È la norma in base alla quale si rimprovera il vecchio che perde la testa per la giovane o la vecchia che si mostra in giro con il suo toy boy; si deride il cinquantenne con pancia prominente e calvizie che corteggia la ventenne o la trentenne che prova attrazione per chi “potrebbe essere suo nonno”. Tutte queste situazioni sono sanzionate nel nome di una identità anagrafica normativa che dovrebbe governare la dinamica dei rapporti umani in maniera rigorosa, ma che nessuno ha il coraggio di codificare (tranne poche eccezioni, come vedremo).

In generale, “omogamia” è il termine con cui si definisce il fenomeno per cui ci si unisce a persone “più o meno” simili socialmente: il professionista tende a sposare la professionista, l’operaio l’operaia, il laureato la laureata, chi ha un alto reddito preferisce unirsi a chi ha un alto reddito; chi è italiano privilegia un partner italiano; il cattolico predilige chi condivide la sua religione ecc. Insomma, la sociologia sembra confermare la massima “Chi si somiglia si piglia” a scapito dell’altra che pure ha una certa diffusione: “Gli opposti si attraggono”. “Il simile attrae il simile”, dicono i sociologi, snocciolando esiti di sondaggi e statistiche varie. Chi è troppo diverso da noi, di solito, non incontra il nostro favore sentimentale. Sociologicamente, gli opposti raramente si attraggono.

Naturalmente, come per tutti i fenomeni sociali, l’enfasi va posta sul “più o meno”. In sociologia, non esistono determinismi forti. Non ci sono regole che predicono, in maniera matematica, la condotta umana. Infatti, la norma dell’omogamia tollera svariate eccezioni, tanto più numerose nella nostra epoca caratterizzata da globalizzazione economica, migrazioni spinte, “contaminazioni” culturali, declino delle forme tradizionali di esistenza, maggiore “apertura”. Di solito, si ritiene, infatti, che più i coniugi sono simili, più la società è da considerarsi chiusa. Al contrario, più i coniugi provengono da retroterra sociali diversi, più la società è aperta.

L’omogamia riguarda, come detto, anche l’età. Ci si unisce a persone più o meno della stessa età e tale norma è così possente che ogni discostamento da essa viene percepito dai più come una forma di devianza sociale, sanzionabile in maniera informale tramite battute ironiche, commenti di riprovazione, allusioni di inopportunità o sospetti di interesse. Se, ad esempio, una donna molto giovane si unisce in sposa a un uomo anziano, non mancherà chi subodorerà un matrimonio di interesse (“L’ha sposato perché vuole l’eredità”). In altri casi, se la differenza anagrafica è piuttosto alta, si parlerà di plagio, lavaggio del cervello, labilità mentale, fascino, truffa, differenze culturali (“Lei proviene da una cultura dove la differenza di età è ammessa”) o comunque si invocherà un motivo patologico per spiegare l’“inspiegabile” unione.

Ad esempio, si convocheranno interpretazioni psicoanalitiche basate sulla ricerca di una figura paterna o materna assente o su un complesso edipico irrisolto, termine con il quale in psicoanalisi, come è noto, si può provare a spiegare qualsiasi inclinazione comportamentale. Una conseguenza sociale della riprovazione cui sono soggette le coppie tra cui esistono forti differenze di età (dette anche “eterogame”) è che i “devianti” avvertiranno una condizione di tensione che, in casi estremi, potrà compromettere la riuscita della coppia, secondo il noto meccanismo della profezia che si autoavvera. Non è un caso che le coppie eterogame tendano a essere più fragili di quelle omogame (Arosio, 2006).

Nel passato, le differenze di età tra i coniugi erano oggetto di azioni informali di riprovazione, veri e propri rituali di derisione, detti “scampanate”, “fischiate”, “charivaris” (in francese), che prendevano di mira le condotte più chiacchierate dei membri della comunità, soprattutto per motivi riguardanti la sfera sessuale o familiare. Così, un vecchio che avesse sposato una donna molto più giovane poteva vedersi irriso da un gruppo di giovani attraverso un rumoroso rituale notturno a base di schiamazzi e fracassi, che poteva concludersi o no con un tentativo di conciliazione da parte del destinatario. La conciliazione prevedeva la distribuzione di doni, come segno di indennizzo simbolico per essere riaccolti all’interno della comunità in qualità di membri moralmente degni, ma non sempre funzionava. A volte, l’infrazione dell’ordine sociale omogamo era troppo lacerante perché essa fosse riparabile (Fincardi, 2005).

Al giorno d’oggi, le scampanate non esistono più. Permangono sanzioni più morbide – risatine, commenti maliziosi, pettegolezzi poco indulgenti ecc. – a caratterizzare come “strane” queste unioni, a conferma del fatto che la disapprovazione nei loro confronti è profondamente radicata nell’immaginario collettivo ed emerge informalmente in tante situazioni quotidiane. Tuttavia, a differenza, di altre norme sociali che prescrivono o proibiscono condotte sulla base dell’età (ad esempio, non si è imputabili prima dei 14 anni; si può votare al compimento dei 18 anni; si va in pensione a 67 anni), non esistono norme formali che impediscano o sanzionino rapporti sessuali o sentimentali caratterizzati da forti differenze di età tra i partner.

L’unica eccezione è costituita da quello che gli anglofoni chiamano statutory rape e che in Italia è disciplinato dall’art. 609 quater del Codice penale, che stabilisce che debba essere punito come se avesse commesso violenza sessuale chiunque adulto compia atti sessuali con una persona non ancora quattordicenne o che non abbia compiuto i sedici anni, se il colpevole è l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il convivente di questi, il tutore o “altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza”. In sostanza, è proibito all’adulto fare sesso con un minore che non abbia raggiunto l’età del consenso (14 anni).

In mancanza di una norma formalmente codificata, dunque, frasi come “Potrebbe essere sua figlia” o “Ma è solo una bambina” hanno lo scopo di imporre informalmente un modello omogamico di rapporto sentimentale; un modello che rimanda a un mondo ordinato in cui si hanno rapporti sessuali e sentimentali solo con persone “più o meno” della stessa età. Si tratta di frasi che presuppongono la condivisione di una sequenza legittima di sviluppo della biografia individuale che stabilisce che cosa è possibile (normale, legittimo) fare in relazione all’età. Esempi simili sono dati da frasi come: “È troppo giovane per sposarsi”; “Studia ancora alla sua età”; “È l’età giusta per avere un figlio”.

L’efficacia ammonitoria di una frase come “Potrebbe essere sua figlia” sta nel fatto che essa scoraggia il rapporto sessuale e sentimentale basato su una forte differenza di età fra i partner equiparandolo subdolamente a un rapporto incestuoso, ossia tabuizzando per analogia il rapporto. Naturalmente, il tabuizzato potrebbe controbattere facendo semplicemente notare che la partner in questione “non è sua figlia” e che, dunque, non c’è alcun rapporto incestuoso. Del resto, osserviamo che un/una partner che ha più o meno la nostra stessa età potrebbe essere “nostro fratello/nostra sorella” o “nostro cugino/nostra cugina”, ma nessuno tabuizzerebbe tramite un’analogia incestuosa un rapporto tra coetanei non imparentati tra loro, a riprova del fatto che “Potrebbe essere sua figlia” è solo un espediente retorico – basato su una precisa figura retorica: l’analogia – per sanzionare una situazione giudicata sconveniente; un luogo comune per ricondurre all’ordine “naturale” delle cose i sentimenti umani.

Fra l’altro, l’ammonizione contenuta nella frase “Potrebbe essere sua figlia” non tiene conto del fatto che nessuno più di un vecchio è in grado di apprezzare la giovinezza, età ormai distante e perciò tanto appetibile per chi è in là con il tempo. Ma, come è noto, la nostra società ageista condanna i desideri sessuali senili, attribuendo significati morali negativi a chi intende continuare la propria vita sentimentale, soprattutto se si sente attratto/attratta da donne/uomini molto più giovani: attrazione che, di solito, viene squalificata in termini di “manifestazione di andropausa/menopausa”, “desiderio di essere rassicurati sulla propria virilità/femminilità”, “terrore di invecchiare” o “ricerca di compensazione rispetto a un senso incombente di vuoto”. Chi osa contravvenire ai limiti sessuali e sentimentali che la società impone alla vecchiaia viene condannato con epiteti quali “vecchio bavoso”, “vecchio satiro”, “vecchio pervertito”, “babbione”, “carampana” o, addirittura, “pedofilo”, perché la norma implicita è che i vecchi dovrebbero aver raggiunto “la pace dei sensi” e chi non lo fa ha in sé qualcosa di esecrabile.

Il monito “Potrebbe essere sua figlia” nasconde, dunque, significati discriminatori, ageisti, screditanti, tabuizzanti profondamente radicati nel senso comune e, quindi, dati per scontati. Chi prenderebbe, infatti, le parti di un vecchio satiro innamorato di una venticinquenne? Il simile ama il simile. A tal punto che chi ama il dissimile mette a repentaglio il suo status di membro accettabile della collettività.

Riferimenti:

Arosio, L., 2006, “La diversità crea fragilità. Un approfondimento sulle cause dell’instabilità coniugale”, Rassegna italiana di sociologia, XLVII, n. 3, pp. 441-464.

Burgess, E. W., Wallin, P., 1943, “Homogamy in Social Characteristics”, American Journal of Sociology, vol. 49, n. 2, pp. 109-124.

Fincardi, M., 2005, Derisioni notturne. Racconti di serenate alla rovescia, Spartaco, Santa Maria Capua Vetere (CE).

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