Gli angeli hanno le ali?

Gli angeli hanno le ali? Per noi che siamo abituati a secoli di immagini di esseri alati a cui viene dato il nome di angeli, la risposta è ovviamente sì. Ma se, come fa Fritz Saxl nel classico che ha rivoluzionato l’iconologia La storia delle immagini (Laterza Editore, 2005. Ed. originale: 1957), ci si mette a indagare la questione, le cose appaiono più complesse. Nel Vecchio Testamento, l’angelo è indicato dalla parola ebraica mal’akh, che significa “messaggero”, tradotto in greco con angelos (“colui che annuncia”). Il fatto sorprendente è che né in ebraico né in greco per angelo si intende necessariamente una figura alata. Ad esempio, gli angeli che appaiono ad Abramo in Genesi 18 e 19 sono privi di ali. In alcuni casi, i protagonisti dei racconti biblici hanno addirittura difficoltà a riconoscere degli angeli negli uomini con cui parlano, cosa che chiaramente non accadrebbe se avessero delle ali. Questo è evidente in Giosuè 5, 13-14:

Mentre Giosuè era presso Gerico, alzò gli occhi ed ecco, vide un uomo in piedi davanti a sé che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: «Tu sei per noi o per i nostri avversari?». Rispose: «No, io sono il capo dell’esercito del Signore. Giungo proprio ora». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò».

ma anche in Ebrei 13, 2: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo».

Un passo su cui Saxl si sofferma in particolare è Giudici 13:

Gli Israeliti tornarono a fare quello che è male agli occhi del Signore e il Signore li mise nelle mani dei Filistei per quarant’anni. C’era allora un uomo di Zorea di una famiglia dei Daniti, chiamato Manoach; sua moglie era sterile e non aveva mai partorito. L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: «Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d’immondo. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei». La donna andò a dire al marito: «Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto: Ecco tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’immondo, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte». Allora Manoach pregò il Signore e disse: «Signore, l’uomo di Dio mandato da te venga di nuovo da noi e c’insegni quello che dobbiamo fare per il nascituro». Dio ascoltò la preghiera di Manoach e l’angelo di Dio tornò ancora dalla donna, mentre stava nel campo; ma Manoach suo marito non era con lei. La donna corse in fretta ad informare il marito e gli disse: «Ecco, mi è apparso quell’uomo che venne da me l’altro giorno». Manoach si alzò, seguì la moglie e giunto a quell’uomo gli disse: «Sei tu l’uomo che hai parlato a questa donna?». Quegli rispose: «Sono io». Manoach gli disse: «Quando la tua parola si sarà avverata, quale sarà la norma da seguire per il bambino e che si dovrà fare per lui?». L’angelo del Signore rispose a Manoach: «Si astenga la donna da quanto le ho detto. Non mangi nessun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda inebriante e non mangi nulla d’immondo; osservi quanto le ho comandato». Manoach disse all’angelo del Signore: «Permettici di trattenerti e di prepararti un capretto!». L’angelo del Signore rispose a Manoach: «Anche se tu mi trattenessi, non mangerei il tuo cibo; ma se vuoi fare un olocausto, offrilo al Signore». Manoach non sapeva che quello fosse l’angelo del Signore. Poi Manoach disse all’angelo del Signore: «Come ti chiami, perché quando si saranno avverate le tue parole, noi ti rendiamo onore?». L’angelo del Signore gli rispose: «Perché mi chiedi il nome? Esso è misterioso». Manoach prese il capretto e l’offerta e li bruciò sulla pietra al Signore, che opera cose misteriose. Mentre Manoach e la moglie stavano guardando, mentre la fiamma saliva dall’altare al cielo, l’angelo del Signore salì con la fiamma dell’altare. Manoach e la moglie, che stavano guardando, si gettarono allora con la faccia a terra e l’angelo del Signore non apparve più né a Manoach né alla moglie. Allora Manoach comprese che quello era l’angelo del Signore.

Insomma, da queste descrizioni, non sembra davvero che gli angeli si distinguano in maniera sensibile dagli uomini comuni. La mancanza di ali, del resto, si riscontra anche nel Nuovo Testamento. L’angelo che appare a Maria non ha ali. Né ha ali l’angelo di cui si parla in Luca 2,13.

Allora, si domanda Saxl, quando fu introdotta nell’arte cristiana l’immagine alata dell’angelo? La risposta è: nella prima metà del quinto secolo. E la fonte principale di questa nuova immagine si trova nelle rappresentazioni della Vittoria, la messaggera divina, diffusa nella mitologia greca e romana, che scende dal cielo per incoronare il vincitore dopo la battaglia.

Così riassume la vicenda Saxl:

L’immagine della figura celeste alata fu creata all’origine della nostra civiltà. Essa fu rielaborata dai Greci e dai Romani, ma i cristiani dei primi quattro secoli non trovarono nessuna ragione per adottarla. A partire dal quinto secolo l’immagine pagana non solo venne adottata, ma ebbe una così vigorosa fioritura da modificare l’interpretazione dei testi sacri (p. 13).

In conclusione, un tema così apparentemente cristiano come la dotazione alare degli angeli si rivela essere un innesto pagano. La spiegazione è affascinante e, del resto, motivi pagani sono presenti anche in altri temi cristiani a partire dal Natale. C’è da dire, però, che, in diversi passi della Bibbia, gli angeli sono dotati di ali o, almeno, sono in grado di volare. Ezechiele 10 sostiene che i cherubini hanno le ali. Isaia 6 parla di Serafini che volano. In Esodo 25, 20 si dice: «I cherubini avranno le due ali stese di sopra, proteggendo con le ali il coperchio; saranno rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini saranno rivolte verso il coperchio». Ancora in Daniele 9, 21 si legge: «Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me». E, infine, Apocalisse 14, 6: «Poi vidi un altro angelo che volando in mezzo al cielo recava un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e popolo». Sembra, dunque, che il tema dell’angelo alato sia presente anche nella Bibbia, seppure non così frequentemente come quello del messaggero divino privo di ali. Forse, solo angeli speciali come cherubini e serafini hanno ali. Forse, un angelo, creatura celeste per eccellenza, può essere in grado di volare pur essendo privo di ali. Resta il fatto che l’angelo alato al quale siamo abituati è una rappresentazione minoritaria nella Bibbia a dispetto del nostro immaginario che proprio non riesce a concepirne uno senza le ali.

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