Gli immigrati come vittime di reato

Il Naga, associazione di volontariato milanese che si occupa di promuovere e tutelare i diritti dei cittadini stranieri, ha recentemente segnalato il caso di un immigrato irregolare, il quale, aggredito da un ubriaco con una bottiglia di vetro rotta e recatosi in Questura per la denuncia, ha ricevuto il foglio di via perché senza permesso di soggiorno. Questo il commento dell’associazione come riportato da Redattore Sociale:

Se andare al pronto soccorso o al commissariato per fare una denuncia comporta automaticamente l’espulsione, ogni immigrato irregolare eviterà come la peste ospedali, posti di polizia e qualsiasi altro ufficio pubblico. Perché avrà sempre il timore di essere espulso. Ma in questo modo non vengono denunciati i reati (di cui anche chi è senza permesso di soggiorno può essere vittima) né i malati si fanno curare.

Tra maggio e dicembre 2009 ho condotto una ricerca esplorativa, poi pubblicata, su 73 immigrati abitanti nelle province di Caserta e Napoli intervistati allo scopo di esplorare il loro livello di vittimizzazione, la loro percezione della sicurezza, il loro rapporto con le forze dell’ordine e la loro propensione a denunciare. Il lavoro si situa nel più ampio contesto delle ricerche criminologiche sugli immigrati, ma con una variante fondamentale: a differenza di quanto di solito accade, il focus non era sugli immigrati come autori di reato, ma come vittime di reato. Un campo, questo, sul quale ancora oggi c’è molto da indagare.

Una delle aree esplorate è stata quella relativa alla propensione degli immigrati a denunciare i reati subiti. È emerso che la tendenza degli immigrati a sporgere denuncia è piuttosto scarsa. Ciò è dovuto a diverse ragioni. Gli immigrati irregolari preferiscono non rivolgersi alle forze dell’ordine per timore di essere denunciati a loro volta in quanto non in regola con le leggi che disciplinano l’ingresso dei migranti. Di ciò sono consapevoli anche datori di lavoro privi di scrupoli e delinquenti che, infatti, sanno di poter trovare negli immigrati irregolari delle vittime pressoché passive e rassegnate. Anche gli immigrati regolari, però, preferiscono denunciare il meno possibile. Uno dei motivi è che l’eventuale decisione di rivolgersi alla polizia potrebbe ritorcersi contro di loro. Non è infrequente il caso dell’immigrato che, sfruttato sul luogo di lavoro, preferisce non agire per paura di perdere il lavoro e/o di non trovare mai più un lavoro in quanto “spia” e, quindi, persona ritenuta inaffidabile. Senza contare, poi, che perdere un lavoro può voler dire perdere  il permesso di soggiorno e quindi diventare da regolare irregolare.

Un altro motivo è la scarsa conoscenza della legge. Un immigrato vittima di reato, pur desideroso di denunciare il torto subito, può non avere idea di come sporgere denuncia. In alcuni casi, gli intervistati hanno dichiarato di essere stati invitati a desistere dalle loro intenzioni sia da conoscenti e datori di lavoro italiani sia dalle stesse forze dell’ordine. Inoltre, una ragione importante di rinuncia è data dalla credenza che se l’autore del reato è italiano, questi conoscerà tutte le sottigliezze per avere la meglio sull’immigrato o, comunque, possiederà conoscenze che l’immigrato non è in grado di avere e che gli consentiranno di avere la meglio.

Decisiva può essere anche la conoscenza della lingua. Diversi immigrati hanno esplicitamente dichiarato di non essersi rivolti alla polizia o ai carabinieri per timore di non sapersi esprimere.

In alcuni casi, gli intervistati hanno riferito di essere stati minacciati di guai ben peggiori qualora avessero deciso di sporgere denuncia.

Infine, un forte motivo di resistenza, peraltro condiviso con gli italiani, è l’idea che andare dalla polizia non servirebbe a nulla e che il tutto si risolverebbe in una grossa perdita di tempo, se non di denaro. Da aggiungere che molti immigrati ritengono che ogni incontro con le forze dell’ordine sia una potenziale occasione di problemi e, dunque, preferiscono farne a meno.

Riguardo ai reati subiti dagli immigrati, ci troviamo di fronte a un grosso “numero oscuro” su cui sono compiuti pochi studi e che, fondamentalmente, non interessa a nessuno. È questo uno degli ambiti su cui criminologi e sociologi dovrebbero maggiormente indagare, ma temo che fino a quando continuerà a essere un argomento “di basso prestigio” le ricerche continueranno a essere poche.

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