
In inglese si chiamano worry beads, ma nel mondo greco si preferisce il nome komboloi (o comboloi). Assomiglia a un rosario (beads) senza croce, ma, a differenza del rosario, non è adoperato per pregare o per motivi religiosi, ma per alleviare lo stress (di qui il termine worry) o la noia. Volendo tradurre il termine a tutti i costi, potremmo parlare di “grani antistress”.
Questo oggetto – divenuto noto in tutto il mondo anche grazie ai riferimenti pop che è possibile rinvenire in serie televisive come The wire o The good wife – svolge diverse funzioni. Farlo girare fra le dita, serve:
- a rilassarsi o passare il tempo in momenti di noia;
- da amuleto, per proteggersi dalla sfortuna;
- a evitare di fumare;
- da contrassegno di potere e prestigio sociale. I worry beads possono essere costruiti con materiale prezioso e costoso (argento, ambra ecc.) ed esibirli in pubblico connota lo status sociale di chi li possiede.

I worry beads rappresentano la versione “laica” del rosario, la sua evoluzione in senso secolare, il suo assorbimento nella cultura tradizionale. Chi ne fa uso oggi dimentica la loro origine religiosa e ne ricorda la dimensione aptica (ossia, relativa al tatto) che già occupava (e occupa), in realtà, buona parte della gestualità dei credenti.
Come è noto, toccare in continuazione un oggetto può contribuire a mitigare la tensione, come testimoniano i tanti oggetti antistress in vendita un po’ dappertutto. Ciò che è interessante dei worry beads, però, è il fatto che neppure il rosario è sfuggito ai processi di laicizzazione che hanno investito la nostra società; processi che “sconsacrano” ciò che un tempo era esclusivamente sacro e lo “risacralizzano” – se mi passate l’ossimoro – in funzione profana e commerciale. I worry beads, infatti, si vendono e si acquistano e alcuni di essi sono molto costosi, come detto.
Qualcuno potrebbe obiettare che anche i rosari si vendono e si acquistano e che anche questi possono essere molto costosi. La differenza è che i worry beads hanno completato il percorso laicizzante fino a divenire oggetti totalmente estranei alla religione, che ormai ricordano solo per via analogica.
L’esistenza dei worry beads è la testimonianza più netta della secolarizzazione apparentemente irreversibile a cui la nostra società è andata incontro e della fagocitazione commerciale che investe ogni oggetto della contemporaneità, anche quelli di origine religiosa.
Del resto, come osservavo in un altro post, questo processo procede parallelamente a quello di risignificazione del rosario ad opera di pop star come Madonna e Lady Gaga o alla sua introduzione nell’immaginario collettivo come monile di moda ad opera di personalità come David Beckham e Britney Spears. Un paradosso della contemporaneità di cui non sono ancora state esaminate tutte le conseguenze.
Se volete saperne di più su laicizzazione e risignificazione del rosario, vi rimando al mio La sacra corona. Storia, sociologia e psicologia del rosario (Meltemi, 2024).









































