I grandi condottieri, quando vedono che i soldati prestano malvolentieri obbedienza, impongono loro qualche occupazione gravosa e li tengono impegnati in occupazioni militari. Chi è legato a un’occupazione non ha tempo di folleggiare e non v’è nulla di altrettanto sicuro quanto il liquidare con l’attività i vizi provocati dall’ozio (Seneca, L. A., 2017, Lettere morali a Lucilio, Mondadori, Milano, p. 277).
Occupare la mente per impedire pensieri non in linea con i desiderata di chi detiene il potere è una vecchia tattica adoperata per assicurare il conformismo dei subalterni. Veniva praticata nel passato. Viene praticata ancora oggi. In ambito politico, religioso, educativo, sociale ecc.
In ambito religioso, si pensi al ruolo del rosario, su cui mi soffermo nel mio La sacra corona. Storia, sociologia e psicologia del rosario (Meltemi, 2024). Il rosario è concepibile come un dispositivo per occupare il tempo del credente. Nella misura in cui il credente recita il rosario non può dire o pensare altro, non può manifestare comportamenti o pensieri critici. Esso serve una funzione di conformità e assuefazione all’assetto sociale esistente.
In ambito educativo, si pensi al fatto che il discente è istruito a leggere alcuni libri e non altri, ad acquisire determinate nozioni e non altre, a conoscere determinate cose, che deve impegnarsi a studiare dedicandovi molte ore, e non altre. Il processo educativo può essere interpretato come un processo di occupazione permanente del pensiero a scopo pedagogico. Rifiutarsi di leggere quei libri, di acquisire quelle conoscenze, di imparare quelle nozioni espone a sanzioni (bocciature) e forme di rifiuto sociale (difficoltà a trovare un lavoro) che possono condizionare pesantemente la vita degli individui.
In ambito politico, le dittature hanno sempre imposto ai sudditi attività volte a occupare la mente per impedire pensieri dissidenti. In epoca fascista, il regime impose agli italiani di aderire a iniziative come l’Opera Nazionale Balilla e la Gioventù Italiana del Littorio, che servivano a inquadrare i bambini e i ragazzi dai 6 ai 21 anni in attività paramilitari, sportive e ideologiche. O il Dopolavoro (OND), che controllava il tempo libero degli adulti attraverso sport, cinema, gite, colonie estive.
In ambito sociale, ricordiamo, ad esempio, che, all’epoca delle piantagioni in America del Sud o ai Caraibi, nel XIX secolo, era ritenuto preferibile «tenere gli schiavi occupati anche in mansioni create tanto per tenerli impegnati in qualcosa anziché consentire loro di starsene senza far niente durante la bassa stagione. Il motivo addotto era sempre che, se gli schiavi avevano tempo a disposizione, verosimilmente avrebbero iniziato a tramare fughe o rivolte» (Graeber, D., 2018, Bullshit jobs. Le professioni inutili che rendono ricco chi le svolge e povero chi fa un lavoro vero, Garzanti, Milano, p. 119).
Anche oggi, il potere fa di tutto per tenere occupate le nostre menti. Reels, videogiochi, programmi di “intrattenimento”, serie Tv, contenuti digitali a getto continuo, piattaforme di ogni tipo tendono a saturare permanentemente la nostra attenzione, impedendole di rivolgersi ad altro e di applicarsi a contenuti ritenuti scomodi o inaccettabili. Anzi, nella contemporaneità è molto più facile occupare il pensiero. Il potere non deve lambiccarsi il cervello per reperire chissà quali modi per colonizzare le nostre idee. Ce ne sono tantissimi. Noi sudditi crediamo di poter scegliere liberamente, quando, in realtà, tutto ciò che scegliamo è in quale modo la nostra mente sarà occupata.
In altre parole, siamo liberi di scovare il modo più congeniale di essere schiavi.











































