
Nel mio libro La sacra corona. Storia, sociologia e psicologia del rosario (Meltemi, 2024), osservo che, negli ultimi anni, parallelamente alla forte spinta verso la secolarizzazione subita dalla società, il rosario ha subito una profonda risignificazione, esondando dall’ambito religioso e divenendo, di volta in volta, codice identitario, sintomo di ribellione, oggetto di moda, stile di vita, suscitando controversie, discussioni, scandali, ammirazione, imitazione.
Un articolo del «Corriere della Sera» illustra le nuove dinamiche culturali che investono il rosario.
L’articolo affronta il fenomeno delle pandillas, bande di ragazzi sudamericani, giunti in Italia per ricongiungersi ai genitori o seconde generazioni, note per la loro aggressività e violenza. È di pochi giorni fa la notizia dell’accoltellamento di Gianluca Ibarra Silvera, ventiduenne italiano di origine ecuadoriana, per opera di alcuni latinos intorno alle 22 del 26 maggio. Un episodio che fa temere una ricostituzione di questi gruppi, esplosi intorno all’anno 2000, che sembravano essere stati eliminati.
Secondo alcune interpretazioni sociologiche, l’aggressività delle pandillas (termine che significa “bande”), è interpretabile come una forma di adattamento a una realtà nuova e disorientante – molti di questi ragazzi sono sradicati dalla loro terra per essere catapultati in un mondo nuovo dal quale si sentono emarginati – ma anche una forma di rivendicazione orgogliosa dell’identità latina, minacciata dalla cultura europea.
Queste interpretazioni sono sostenute dall’osservazione della struttura sociale e simbolica di queste bande. Come riporta l’articolo del «Corriere della Sera»
Ogni cellula ha il suo Inca (capo), che sfoggia i rosari con i colori gialli e neri della banda, un cacique (il luogotenente), un tercera (il «ministro» della guerra), un tesoriere, e la truppa di reyes e reinas. Che per affiliarsi, e poter declamare il «giuramento» in nome della poderosa corona della «Nazione», devono passare per un pestaggio rituale. E poi, a volte, eseguire un’aggressione casuale ordinata dai vertici.
Particolarmente rilevante l’ostentazione, in chiave simbolica, di rosari e altri oggetti religiosi. Il rosario, infatti, comunica appartenenza alla gang, e i colori dei grani indicano a quale gang si appartiene. In altri casi, il rosario viene indossato come simbolo di protezione e riflesso di latinidad.

L’uso simbolico del rosario in chiave identitaria è un chiaro segno del fatto che oggetti culturali apparentemente circoscritti a un determinato campo possono subire una riappropriazione semiologica e divenire qualcos’altro perché investiti di nuovi, più attuali, significati.
Al rosario questo processo è capitato spesso. Basti pensare alla sua estetizzazione ad opera di pop star come Madonna e Lady Gaga o alla sua introduzione nell’immaginario collettivo come monile di moda ad opera di personalità come David Beckham e Britney Spears.
Insomma, il rosario è più che un oggetto religioso ed è suscettibile di risignificazioni continue, come testimonia il caso delle pandillas.
Ovviamente, se volete saperne di più su questi aspetti del rosario, vi rimando al mio La sacra corona. Storia, sociologia e psicologia del rosario (Meltemi, 2024).









































