Rosario e bigottismo

Che cosa vuol dire questo grande proclamatore di Rosari? Che cosa va borbottando sempre? Che fannullone! Non fa altro che cantilenare corone; farebbe meglio ad andare a lavorare, senza stare a divertirsi con queste bigotterie. Certo, basta dire il Rosario e le allodole cadono dal cielo già arrostite! Il Rosario ci porterà di che mangiare per pranzo (Grignion da Montfort).

Sin dal Medioevo, e ancora oggi secondo l’immaginario collettivo secolare, chi dice il rosario è considerato un bigotto. Ma, al di là della questione se ciò sia vero oppure no, è curioso notare che il rosario e il bigottismo hanno qualcosa in comune.

La recita del rosario è associata tradizionalmente a un esercizio ripetitivo, a una incessante iterazione di preghiere. Chi dice il rosario proferisce le medesime parole in continuazione. Curiosamente, qualcosa del genere accade al bigotto, secondo l’etimologia.

Il termine “bigotto” (sinonimi: bacchettone, beghino, baciapile, pinzochero), che oggi significa “Chi, che mostra una religiosità esteriore, acritica e intransigente”, deriva, infatti, dall’abitudine medievale dei normanni di pronunciare in continuazione l’intercalare bî Got (“per Dio!”) nelle loro conversazioni; abitudine che valse loro il soprannome bigots da parte dei franchi. Tale soprannome si cristallizzò nel tempo fino a designare, alcuni secoli dopo, gli eccessivamente devoti, coloro che hanno sempre sulle labbra il nome di Dio.

Come chi recita il rosario ha sempre sulle labbra un’Ave Maria o un Padre nostro, così il bigotto, stando all’etimologia, ripete in continuazione il nome di Dio.

Forse, è per questo motivo che l’inconscio dei popoli – sempre che esista qualcosa del genere – ha associato la recita del rosario alla figura del bigotto. In entrambi i casi, è sottesa una ripetizione. In entrambi i casi, è avvertita una religiosità più ostentata che intimamente vissuta.

Per altre informazioni e curiosità sulla preghiera del rosario, rimando al mio La Sacra Corona. Storia, sociologia e psicologia del rosario (Meltemi Editore, 2024).

Riferimento: “Bigotto” in Una parola al giorno

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