Perché odiamo la noia

Una delle accuse maggiormente rivolte alle nuove generazioni è che non sanno annoiarsi. Educatori, genitori, nonni, “esperti” a vario titolo, ripetono ossessivamente che i giovani non sono in grado di staccarsi dai loro dispositivi elettronici, dalle loro serie TV, dai loro videogiochi. A sentire loro, i giovani vedrebbero la noia come una iattura, un male da evitare a ogni costo, una pestilenza più pericolosa della peste. Nessuno oggi sembra in grado di stare senza fare niente, di sbuffare per mancanza di attività. Si ha l’impressione che ogni minuto della vita dei giovani sia occupato da qualcosa che semplicemente impedisce loro di “assaporare” la noia. Se continua così, profetizza qualche cassandra, lo stesso concetto di noia sparirà dal nostro lessico perché nessuno più saprà che cosa è. Presto, vivremo in una società che avrà cancellato la noia o che l’avrà rubricata a patologia da evitare a ogni costo.

Ma perché i giovani – anche se, in realtà, dovremmo estendere la considerazione all’intera società di oggi – non sopportano l’idea di annoiarsi? Perché odiamo la noia?

Una risposta ci viene da una riflessione di Giacomo Leopardi contenuta nello Zibaldone:

Amando il vivente quasi sopra ogni cosa la vita, non è maraviglia che odi quasi sopra ogni cosa la noia, la quale è il contrario della vita vitale (come dice Cicerone in Lael.). Ed in tanto non l’odia sempre sopra ogni cosa, in quanto non ama neppur sempre la vita sopra ogni cosa; p.e. quando un eccesso di dolor fisico gli fa desiderare anche naturalmente la morte, e preferirla a quel dolore. Vale a dire quando l’amor proprio si trova in maggiore opposizione colla vita che colla morte. E perciò solo egli preferisce la noia al dolore, cioè perchè gli preferisce eziandio la morte, se non quanto spera di liberarsi dal dolore, e il desiderio della vita è così mantenuto puramente dalla speranza. Del resto l’odio della noia, è uno di quei tanti effetti dell’amor della vita (passione elementare ed essenziale nel vivente) che ho specificati in parecchi di questi pensieri. E l’uomo odia la noia per la stessa ragione per cui odia la morte, cioè la non esistenza. E quest’odio medesimo della noia è padre d’altri moltissimi e diversissimi effetti, e sorgente d’altre molte e varie passioni o modificazioni delle medesime, tutte essenzialmente derivanti da esso odio, delle quali ho pur detto in più luoghi. (8. Maggio 1822.) (Leopardi, G., 2022, Zibaldone, Mondadori, Milano, p. 838-839).

Odiamo, dunque, la noia per lo stesso motivo per cui odiamo la morte. Perché desideriamo intensamente la vita e rifuggiamo tutto ciò che percepiamo come l’opposto di essa. L’odio della noia è una conseguenza dell’amore per la vita.

Ma se le cose stanno in questi termini, se accettiamo la versione di Leopardi, noi rimprovereremmo i giovani perché… desiderano vivere, perché non vogliono la morte.

Un bel dilemma educativo: attribuire alla noia, ossia alla morte, una funzione pedagogica in una società che la teme come la più tremenda delle calamità.  

Non c’è che dire. Ancora una volta, Leopardi ci fa riflettere in maniera paradossale, osservando le commistioni della vita con la morte e facendoci notare che spesso vita e morte viaggiano l’una accanto all’altra in maniera sorprendente.

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Una risposta a Perché odiamo la noia

  1. Luciano Gentile scrive:

    Forse uno sguardo alla vera FEDE potrebbe dare una riflessione migliore.

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