Per una sociologia della stupidità e altri esercizi di sociologia eccentrica

 

Romolo Giovanni Capuano

Per una sociologia della stupidità e altri esercizi di sociologia eccentrica

PM Edizioni, Varazze (SV)

pp. 259, 2025

Il libro propone quattro studi che, in un’ottica sociologica, dedicano la propria attenzione a temi innovativi o trascurati dalle scienze sociali e apparentemente eccentrici.

Il primo è dedicato a un tema mai prima esplorato dalle scienze umane e dall’autore battezzato “paragnosia di prossimità”. Si tratta del fenomeno paradossale per cui, in occasione di fatti criminosi che coinvolgono i vicini di casa, l’abitante delle città contemporanee, a dispetto della scarsa intimità e conoscenza che caratterizza i rapporti di vicinato contemporanei, sollecitato dai giornalisti o dagli inquirenti a esprimere un giudizio su quanto accaduto, dichiara che l’assassino/il suicida/il terrorista ecc. era una persona “normalissima”, “tranquilla”, “perbene”, “tutta casa e lavoro”. Perché i cittadini tendono spesso a esprimere giudizi moralmente positivi nei confronti di persone che essenzialmente non conoscono e che hanno l’unico merito di essere vicini di casa? Attingendo al patrimonio conoscitivo delle scienze psicologiche, sociologiche e antropologiche, l’autore propone alcune ipotesi interpretative del fenomeno.

Il secondo studio presenta alcune riflessioni utili a configurare una sociologia della stupidità. “Stupido” è un termine molto frequente, adoperato nella vita quotidiana per designare una congerie estremamente eterogenea di significati. Il suo uso è, tuttavia, minato da una serie di fallacie che, ripetute fino alla nausea, compromettono la reale comprensione del fenomeno. Fatta piazza pulita di queste fallacie e giocando di sponda con le “leggi della stupidità umana” individuate in un celebre divertissement del 1988 dell’economista italiano Carlo Cipolla, l’autore propone un approccio interazionista al tema, che sovverte le coordinate abituali con cui si discute di stupidità. Adottando una prospettiva eminentemente sociologica, la tesi sostenuta in questo studio è che, in ogni data società, “stupido” è chi i suoi membri definiscono tale. Completano il capitolo due articoli fondamentali in tema, mai tradotti in italiano, di Orrin Klapp, uno dei pochi sociologi a occuparsi esplicitamente di sociologia della stupidità.

Il terzo studio ha per tema la “sociologia della balbuzie” e indaga e discute un celebre studio degli anni Trenta del XX secolo, ribattezzato sinistramente The Monster Study, che vide protagonista un’allieva del famoso psicologo americano Wendell Johnson. Johnson è il padre della cosiddetta “teoria diagnosogenica”, secondo cui la diagnosi di balbuzie è una delle cause di questo disturbo. Contrariamente a quanti ritenevano che la balbuzie fosse una faccenda puramente fisiologica, Johnson fu uno dei primi a rivelare che le etichette che gli individui, in particolare i genitori, attribuiscono al bambino sono responsabili dei suoi problemi di eloquio. Introdusse, in questo modo, una prospettiva sociologica innovativa nella soluzione di una patologia fino a quel momento ritenuta di esclusiva competenza medica. Conclude il capitolo la traduzione di due importanti scritti di Wendell Johnson, mai tradotti in italiano, in cui lo psicologo statunitense espone concisamente il contenuto della sua teoria diagnosogenica.

Il quarto studio, infine, affronta un viaggio a ritroso nel tempo per riscoprire epoche in cui gli animali erano ritenuti colpevoli di reati, giudicati come imputati, ascoltati come testimoni e condannati quasi fossero in grado di intendere e di volere. Gli stessi ricevevano veri mandati di arresto, erano detenuti in carcere insieme a uomini e donne (veri), giudicati da giudici veri e uccisi, se ritenuti colpevoli, da veri boia, regolarmente retribuiti per la loro opera. Una vicenda per noi assurda, al limite dell’incredibile, ma comprovata da centinaia di documenti storici degni di fiducia. Essa, se esaminata attentamente, ci consente di confrontarci con modi di vedere il mondo e concezioni della realtà molto dissimili dai nostri, le cui propaggini, come vedremo, sono sopravvissute fino a tempi recenti. Completano il capitolo due articoli, oggi quasi introvabili, del celebre criminologo italiano Cesare Lombroso, che, alla fine dell’Ottocento, disquisiva di “delitti degli animali”.

La convinzione sottesa a tutto il testo è che la sociologia ha, tra gli altri, il compito di rendere visibile e mettere in discussione la sclerosi dell’ovvio e del consueto; mostrare che ciò che diamo per scontato è frutto di una costruzione sociale che lo ha reso tale, che la sua “essenza” non è al di là del tempo e dello spazio umani, ma l’esito di un processo di produzione graduale che, una volta raggiunto il suo obiettivo, viene scotomizzato e dimenticato.

Gli esercizi di sociologia eccentrica proposti costituiscono, dunque, un modo per farci vedere la realtà in modo diverso, per portare alla luce fatti che non siamo abituati a vedere o che vediamo alla luce distorcente di abitudini consolidate.

Addenda

Indice e Introduzione. Le prime pagine del testo per poterne assaporare la novità.