
È di una settimana fa la notizia del clamoroso furto subito da una facoltosa coppia di Posillipo, Napoli, a cui i ladri hanno portato via quasi mezzo milione di euro in gioielli e denaro. I malviventi hanno forzato una finestra dell’appartamento dove i due risiedono e svaligiato l’abitazione durante la notte. Tra gli oggetti trafugati un diamante di grande valore, chiuso in una scrivania. Prima di fuggire, i ladri hanno anche asportato il dischetto delle telecamere interne per impedire la visione delle registrazioni.
A colpire l’attenzione del lettore dei quotidiani che hanno dato la notizia, è un particolare inquietante: la coppia, insieme alla colf, sarebbe stata narcotizzata nel sonno al punto che nessuno si sarebbe reso conto del furto mentre avveniva. Solo al mattino, risvegliati dalle urla della colf, i proprietari hanno scoperto e denunciato l’accaduto.
Sulla narcotizzazione pressoché tutti i quotidiani sono concordi.
Secondo la Repubblica, ad esempio, “moglie e colf sono stati storditi mentre erano già a letto”. Per Il Roma, i proprietari sono stati “probabilmente narcotizzati”, mentre per La Stampa, “sono stati storditi mentre stavano già dormendo”. Napoli Today inserisce un elemento di novità: i derubati sono stati “drogati”. Infine, per la Gazzetta di Napoli, “gli investigatori non escludono che siano stati narcotizzati durante la notte”.
Prove a sostegno della narcosi? Nessuna, se non le dichiarazioni della coppia di essersi svegliati intorpiditi. Nessun oggetto rinvenuto all’interno dell’abitazione fa pensare a una eventualità del genere. Peraltro, mentre alcune cronache danno per certa la narcotizzazione, altre parlano di “ipotesi”, di “probabilità”, di accertamenti da eseguire. Spesso, a dispetto dei titoli roboanti (“Colpo grosso a Posillipo. Padroni di casa narcotizzati”, titola ad esempio la Repubblica del 26/04/2026), gli articoli accennano solo vagamente al fatto, senza domandarsi minimamente come ciò sarebbe stato tecnicamente possibile (Gas anestetici? Spray che inducono il sonno? Saturazione dell’ambiente?).
Siamo di fronte, dunque, all’ennesima versione del furto gassed and robbed, come viene definito in inglese, che periodicamente (e acriticamente) fa la sua comparsa nelle notizie di cronaca nera e che segue un copione ormai prevedibile.
Secondo tale copione, il ladro o i ladri si introducono in casa di notte, spruzzano del gas narcotizzante sui malcapitati proprietari, derubano preziosi, soldi e altri oggetti e poi spariscono. Al mattino, gli abitanti della casa si risvegliano con mal di testa, stanchezza, sensazione di torpore, bocca impastata, nausea e bruciore alla gola, tutti sintomi dai quali si risale all’uso criminale del gas che sarebbe contenuto in bombolette spray.
Questo copione, però, presenta non pochi problemi. I gas anestetici conosciuti sono irritanti e hanno un odore sgradevole. Il loro uso per scopi criminali presenta troppi inconvenienti. Con uno spray, infatti, non si riuscirebbe a ottenere una sufficiente concentrazione dell’anestetico nel sangue tanto è vero che, negli ospedali, i gas anestetici sono fatti respirare con una maschera. Appare improbabile anche che i ladri possano saturare un intero ambiente. Ciò richiederebbe troppo tempo e l’uso ingombrante di maschere antigas. La garza imbevuta di cloroformio sarebbe una possibilità, ma i derubati lo ricorderebbero, mentre nelle storie raccontate dai giornali i padroni di casa non ricordano nulla. E poi l’utilizzo del cloroformio prevede un contatto ravvicinato con la vittima, che comporterebbe il rischio di svegliare il soggetto e i suoi familiari; rischio che comprometterebbe la possibilità di agire indisturbati. A ciò è da aggiungere che le forze dell’ordine non hanno mai trovato traccia di queste fantomatiche bombolette che, comunque, dovrebbero essere costruite appositamente dai ladri, non essendo in commercio; ladri che, a questo punto, dovrebbero essere tutti esperti anestesisti. Insomma, un complesso di circostanze che rende davvero improbabile un modus operandi del genere.
Come spiegare, allora, i sintomi provati dai derubati al risveglio? La psicologia ci offre un aiuto. I derubati ragionano spesso a partire dall’assunto che, se non fossero stati addormentati con il gas, si sarebbero certamente svegliati e avrebbero colto i malviventi in flagrante. Non essendosi svegliati – ecco il ragionamento fallace – devono essere stati narcotizzati. Agisce, probabilmente, in questo caso quella che gli psicologi chiamano overconfidence (in italiano “sicumera”), cioè la tendenza umana a ritenere la propria valutazione migliore, più saggia, più adeguata di quanto non sia in realtà. La sicumera fa sì che le persone si percepiscano sempre in grado di controllare la situazione; percezione che stride con l’idea che dei ladri possano derubarci senza che noi ne siamo coscienti.
La convinzione di essere stati narcotizzati è anche funzionale alla nostra autostima: se un ladro ci raggira nel sonno e non ce ne accorgiamo, ci sentiamo sminuiti e umiliati nel nostro Ego e allora reagiamo indicando una forza a noi superiore che ci assolve da ogni responsabilità. Come dire: “Non ho nessuna colpa. Sono stato narcotizzato contro la mia volontà”.
In secondo luogo, la consapevolezza di essere stati svaligiati nel sonno induce una serie di reazioni di sgomento, paura, rabbia che, unite alle impressioni di torpore e scarsa lucidità che caratterizzano i primi momenti del risveglio, possono naturalmente provocare sensazioni di mal di testa, nausea, stordimento che, però, le vittime attribuiscono retrospettivamente all’azione del gas narcotizzante invece che allo shock della scoperta del furto.
Infine, l’insistenza dei mass media sui “furti con gas” attiva immediatamente nelle vittime lo stesso copione interpretativo. Come dire: “Se i giornali dicono che i colpevoli sono ladri dotati di bombolette spray, la stessa cosa deve essere successa a me”.
È necessario aggiungere che, negli ultimi anni, vari studiosi hanno riconosciuto nella storia dei “ladri che compiono furti con l’aiuto di gas narcotizzanti” le fattezze di una vera e propria leggenda metropolitana. Essa risale almeno agli anni Trenta del XX secolo quando diversi quotidiani americani riportarono notizie di misteriosi furti in appartamento compiuti dopo che gli occupanti erano stati addormentati. Negli anni Quaranta, la città di Mattoon, in Illinois, fu attraversata da una vera e propria isteria di massa riguardante un fantomatico avvelenatore di oltre dieci famiglie del posto. La leggenda ha attraversato la Seconda guerra mondiale ed è giunta fino a noi, seppure con caratteristiche diverse secondo l’area geografica di riferimento. Ad esempio, in diversi paesi europei, i ladri agiscono su treni o caravan, mentre in Sud Africa privilegiano case private. Le vittime possono essere turisti, camionisti, clienti di centri commerciali, persone comuni o celebrità.
Il gas può essere spruzzato in vari modi. Ad esempio, in una variante della storia, una zingara spruzza del profumo che cela del gas soporifero per derubare, dopo averla stordita, la cliente di un centro commerciale. I sintomi palesati dai protagonisti di queste storie sono simili a quelli descritti in precedenza, ma anche a quelli esibiti da migliaia di persone vittime di isterie di massa. Infine, come in altre leggende metropolitane, anche in questa si celano messaggi morali che riguardano la malvagità del mondo, la paura di non svegliarsi più e l’incapacità di affrontare le persone che ci circondano.
Insomma, è molto improbabile che la coppia di Posillipo, su cui tanto si è spesa la recente cronaca nera, sia stata realmente narcotizzata. Molto più probabile che i due non si siano accorti di nulla durante il furto. Come tanti prima di loro. È indubbio, però, che l’ipotesi dei ladri che narcotizzano sia più attraente giornalisticamente e rientri in un copione già noto.
Se volete saperne di più su questo e altri “miti” del crimine, consiglio la lettura del mio Delitti. Raptus, follia e misteri. Dalla cronaca alla realtà, C1V Edizioni, Roma, 2016.









































