Tra le iniziative volte a contrastare le finalità e la diffusione della propaganda nella prima metà del XX secolo, l’Institute for Propaganda Analysis (IPA) merita una sicura menzione. Fondato nel 1937 come società senza scopo di lucro dal geologo Kirtley Mather (1888-1978), dal filantropo Edward A. Filene (1860-1937) e dal pedagogista Clyde R. Miller (1888- 1977), e attivo fino al 1942, vide tra le sue file scienziati, sociologi, educatori, giornalisti, tutti motivati dalla preoccupazione che il massiccio ricorso alla propaganda in quel periodo stesse riducendo le capacità critiche del pubblico.
Il principale obiettivo dell’IPA era quello di studiare in maniera scientifica i metodi utilizzati dai propagandisti per influenzare l’opinione pubblica attraverso l’analisi empirica delle tecniche e delle strategie utilizzate nella formazione della stessa.
Per l’IPA, motivi propagandistici antidemocratici erano rinvenibili non solo nel nazismo, nel fascismo e nel comunismo, ma anche nella politica estera dell’Inghilterra, fra le dittature latinoamericane e in molti altri paesi del mondo. Inoltre, anche in organizzazioni temibili come il Ku Klux Klan. Per contrastare tali motivi era necessario promuovere una società basata sulla libertà di parola e di stampa e sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
A tal fine, i membri dell’IPA reputarono fondamentale stimolare il pensiero critico del pubblico e insegnare a riconoscere e svelare i meccanismi della propaganda. Per essi, «la propaganda è l’espressione di opinioni o azioni da parte di individui o gruppi deliberatamente concepita per influenzare le opinioni o le azioni di altri individui o gruppi in riferimento a fini predeterminati». In questo senso, l’azione del propagandista non ha mai ambizioni scientifiche, ma meramente persuasorie, anche se non necessariamente per perseguire fini malvagi. Di qui la necessità di rafforzare le capacità critiche del pubblico, insegnando alle persone come pensare piuttosto che cosa pensare.
Il frutto principale dell’attività dell’Istituto fu probabilmente l’individuazione di sette dispositivi (devices), che divennero strumenti costanti per l’analisi della propaganda e che rimangono estremamente attuali a distanza di quasi un secolo dalla loro enunciazione.
I sette dispositivi sono:
Il dispositivo degli “epiteti ingiuriosi”
Il dispositivo delle “generalità sfavillanti”
Il dispositivo del “trasferimento”
Il dispositivo del “testimonial”
Il dispositivo della “gente comune”
Il dispositivo delle “carte sparigliate”
Il dispositivo del “carrozzone”
Se siete curiosi di sapere che cosa fosse l’Institute for Propaganda Analysis e come funzionano i sette dispositivi della propaganda, ho qui raccolto alcuni scritti dell’Istituto introdotti da una mia presentazione. A mia conoscenza, non esistono altre traduzioni di questi testi che rappresentano, dunque, una ghiotta opportunità per conoscere una esperienza di cui nel nostro paese di sa poco o nulla.
Come sempre, se vi interessa approfondire il tema delle tecniche adoperate dalla propaganda per conquistare il consenso del pubblico, consiglio caldamente la lettura di I profeti dell’inganno dei sociologi Leo Löwenthal e Norbert Guterman, un classico della sociologia politica da me tradotto e introdotto, per la prima volta in italiano, per i tipi della PM Edizioni.










































