L’illusione della fine della storia

Provate a chiedere a un gruppo di quarantenni o cinquantenni che cosa è successo nella loro vita fino a quel momento e che cosa succederà da quel momento in poi. Molto probabilmente vi diranno che sono cambiati nel corso del tempo quanto a valori, gusti o personalità, ma che la loro identità si è ormai fissata e non cambierà più molto.

Questa convinzione è in realtà un’illusione: un’illusione che lo psicologo Daniel Gilbert dell’università di Harvard ha definito “illusione della fine della storia” (End-of-history illusion, in inglese). Nel 2013, Gilbert pubblicò uno studio, condotto insieme ad alcuni suoi colleghi, nel corso del quale a circa 20.000 persone di diverse età, dai 10 ai 68 anni, era stato chiesto di valutare quanto fossero cambiate negli ultimi dieci anni e quanto, a loro avviso, sarebbero cambiate nei dieci anni successivi.

I risultati furono molto interessanti. Gilbert e collaboratori scoprirono che, dai trenta ai sessant’anni, le persone dichiarano di aver attraversato diversi cambiamenti nel decennio precedente, ma di essere convinte che nulla sarebbe cambiato nel decennio seguente. In altre parole, ritengono di essere ormai individui stabilizzati, la cui storia futura si limiterà a replicare quella passata. Lo studio dimostra che questa, però, non è altro che un’illusione perché, trascorsi dieci anni, le persone affermano che la loro vita nel frattempo è mutata.

Questo dato è curiosamente trasversale a ogni fascia d’età dai 18 agli oltre 60 anni e rivela che le persone sono “work in progress che credono erroneamente di essere finiti”.

L’illusione della fine della storia non è un fenomeno interessante solo da un punto di vista accademico, ma può avere precise conseguenze pratiche. Si pensi a chi dedica tutta la sua vita a un’idea nella convinzione che il proprio “io futuro” la sosterrà con determinazione e coerenza come l’“io presente”.

Essa è anche alla base della scelta di impegnarsi con il medesimo partner per tutta la vita. Non sappiamo come evolveremo, ma siamo sicuri che la persona che adoriamo oggi sarà la persona che adoreremo domani e fra trent’anni. In altre parole, il sogno dell’amore eterno si basa su una illusione fondamentale che spinge le persone a dedicare tempo, denaro e risorse per soddisfare preferenze destinate a mutare.

Secondo il filologo Luciano Canfora, l’illusione della fine della storia caratterizza anche il pensiero “storico” degli individui.

«Ritenere di vivere il punto d’arrivo della storia è una delle illusioni ricorrenti del pensiero umano. Non è esatto che tale convincimento sia stato caratteristico soltanto del pensiero antico. Certamente in alcuni storici e pensatori di età classica si coglie la persuasione di vivere nella “pienezza dei tempi”, al culmine cioè di uno sviluppo del quale non si immaginano ulteriori tappe. Ma assai più diffuso è, semmai, in quell’età, il convincimento che la storia umana non sia stata che una continua decadenza» (Luciano Canfora, 2012, “È l’Europa che ce lo chiede! Falso, Laterza, Roma-Bari, p. 56).

Anche oggi, è difficile per noi non ritenere di vivere nella “pienezza dei tempi”. Possiamo provare a immaginare il futuro e concepirlo più tecnologico, più virtuale, più artificiale, ma nel nostro intimo siamo convinti che i valori fondamentali della nostra epoca siano quelli definitivi e che non cambieranno.

L’illusione della fine della storia rappresenta una illusione vitale per tutti noi. Se non ci illudessimo di esserci ormai stabilizzati quanto a preferenze e valori, probabilmente non ci innamoreremmo più, non investiremmo più sul futuro, non lotteremmo più per le cause in cui crediamo, non perseguiremmo più il sogno di un lavoro stabile.

Cambiamo in continuazione. Ma non ne siamo consapevoli e crediamo che rimarremmo sempre uguali. Forse è proprio questo che ci dà la forza e la volontà di continuare a vivere.

Riferimento

Quoidbach, J., Gilbert, D. T., Wilson, T. D., 2013, “The end of history illusion”, Science, 339(6115), 96–98.

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