La slopaganda

C’è stato un tempo in cui i dizionari traducevano il termine inglese slop con parole come “acqua sporca”, “brodaglia”, “sbobba”, “broda” (per maiali). Se si consulta oggi la versione online del Merriam-Webster, uno dei migliori dizionari di inglese al mondo, il primo significato restituito è “digital content of low quality that is produced usually in quantity by means of artificial intelligence”, ossia “contenuto digitale di bassa qualità, prodotto di solito in grande quantità tramite l’intelligenza artificiale”.

Niente di strano, potrebbe commentare qualcuno. È noto che, tramite l’intelligenza artificiale, è possibile produrre qualsiasi tipo di contenuto, indipendentemente dalla sua qualità. Lo fanno tutti. Il problema sorge quando l’AI slop, ossia la brodaglia digitale, si unisce alla propaganda, diventando “slopaganda”, un termine ibrido che segna una nuova fase della comunicazione politica e della conquista del consenso.

Se la propaganda tradizionale è una strategia concepita per influenzare le capacità decisionali dei gruppi sociali, la slopaganda, nella definizione di Michał Klincewicz, Mark Alfano e Amir Ebrahimi Fard, autori dell’articolo “Slopaganda: The interaction between propaganda and generative AI” (2025), “è un contenuto indesiderato generato dall’intelligenza artificiale che viene diffuso allo scopo di manipolare le convinzioni per raggiungere fini politici”.

Per gli autori, sia la slopaganda che la propaganda mirano a influenzare i punti di vista e le idee degli individui, “modificando in modo massiccio il contesto informativo per ottenere un cambiamento complessivo desiderato nel processo decisionale a livello di gruppo”. Ma la slopaganda è qualitativamente diversa dalle altre forme di influenza di gruppo.

In primo luogo, la slopaganda rende possibili nuove opportunità, in particolare quella di rivolgersi a sotto-gruppi specifici attraverso la segmentazione di mercato e l’individualizzazione. La slopaganda può essere mirata al profilo demografico e psicografico del singolo consumatore di media, basandosi, ad esempio, sulla sua rete sociale, sui suoi modelli di coinvolgimento precedenti, sul suo profilo psicologico, sulla sua posizione geografica, sugli orari in cui tende a essere online e su una serie di altri parametri

In secondo luogo, la slopaganda si differenzia dalla propaganda tradizionale per tre dimensioni misurabili, con differenze di ordine di grandezza: scala, portata e velocità. Per quanto riguarda la scala, l’intelligenza artificiale generativa (GAI) rende possibile la produzione rapida e a basso costo di grandi volumi di contenuti inventati, rendendoli più pervasivi e accessibili a un’ampia gamma di gruppi. In termini di portata, la GAI genera contenuti altamente personalizzati e diversificati, consentendo di adattare i messaggi a diversi pubblici e contesti, il che significa che può generare coinvolgimento su scale che altri mezzi non potrebbero mai raggiungere. Infine, la velocità della slopaganda sfrutta l’iperconnettività dei social network e degli algoritmi, accelerando la diffusione dei contenuti in modi che ai mezzi tradizionali semplicemente non sarebbero possibili.

Un altro aspetto, meno misurabile, su cui influisce la slopaganda – continuano gli autori – è la persuasività, che può essere spiegata attraverso il fenomeno psicologico noto come “effetto della verità illusoria”. In base a questo fenomeno, l’esposizione ripetuta a un’affermazione ne aumenta la percezione di veridicità, indipendentemente dalla sua effettiva validità. La facilità e la pervasività dei contenuti slopagandistici favoriscono l’effetto della verità illusoria, incrementando la sensazione di familiarità e, quindi, la persuadibilità.

Inoltre, la slopaganda fa leva su due bias molto diffusi: quello della negatività e quello di conferma.

Nel primo caso, i contenuti con una carica emotiva negativa spingono le persone “a rifiutare le informazioni che non risultano coerenti con le loro convinzioni pregresse”. La slopaganda negativa risulta pertanto più accessibile alla memoria dei contenuti positivi.

Nel secondo caso, invece, i contenuti generati con l’IA sortiscono effetti perché contengono elementi che confermano ciò che le persone già credono o sono più inclini ad accogliere come vere – anche se non necessariamente lo sono – evitando l’esposizione a punti di vista alternativi.

Per le sue caratteristiche, dunque, la slopaganda rappresenta una forma di propaganda decisamente temibile, i cui effetti non sono al momento prevedibili.

Quello che sappiamo è che, a vario titolo, ne fanno uso Donald Trump, Roberto Vannacci, Elon Musk e tanti altri ancora. I loro contenuti possono apparire fumettistici, surreali, immaginifici. A tratti, addirittura, imbarazzanti e ridicoli per i protagonisti. In realtà, possono generare effetti persuasivi potenti proprio perché appaiono tali e sono in grado di rimbalzare, a velocità estreme, in ogni punto della social-sfera, adattandosi a gruppi e sottogruppi.

La propaganda si è dotata di un’altra temibile arma di manipolazione di massa. Sta a noi non cederle. E, soprattutto, di non abbandonare il pensiero critico in un momento in cui esso appare assediato da ogni lato.  

Se vi interessa approfondire il tema delle tecniche adoperate dalla propaganda tradizionale per uniformare il pensiero comune, consiglio caldamente la lettura di I profeti dell’inganno dei sociologi Leo Löwenthal e Norbert Guterman, un classico della sociologia politica da me tradotto e introdotto, per la prima volta in italiano, per i tipi della PM Edizioni

Fonte: Michał Klincewicz, Mark Robert Alfano, Amir Ebrahimi Fard, 2025, “Slopaganda: The interaction between propaganda and generative AI”, Arxiv.

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