La sindrome del beduino

Ci si è meravigliati, in occasione della recente finale di Champions’ League (3 giugno) tra Juventus e Real Madrid, vinta dagli spagnoli, di come tante tifoserie di squadre italiane abbiano platealmente tifato per il Real Madrid contro la Juventus, nonostante il Real Madrid sia una squadra “straniera” e avesse, in un turno precedente, eliminato il Napoli, una delle squadre i cui tifosi hanno maggiormente celebrato la vittoria degli spagnoli. Per capire questo fenomeno, non basta richiamare la storica inimicizia tra le tante tifoserie italiane. Può essere utile ricordare invece la cosiddetta “sindrome del beduino”, individuata dal sociologo Paul Harrison nel 1974, una interpretazione del comportamento dei tifosi che si regge su quattro principi di base: (1) l’amico di un amico è un amico; (2) il nemico di un amico è un nemico; (3) il nemico di un nemico è un amico; (4) l’amico di un nemico è un nemico. I principi della sindrome del beduino permettono di spiegare le alleanze temporanee e finalizzate a uno scopo formate dai tifosi del calcio. Ad esempio, tifosi di squadre di club in competizione tra loro, tra cui potrebbe esserci inimicizia in altri contesti, cooperano quando sostengono la squadra che rappresenta la propria nazione. Allo stesso modo, come nel caso della partita Juventus-Real Madrid, la comune inimicizia nei confronti della Juventus, squadra che da sei anni domina il campionato italiano, permette a squadre in competizione, anche acerrima tra loro, di sentirsi accomunate dal medesimo tifo contro (“il nemico di un nemico è un amico”). Si tratta di un modello fluido e rapidamente mutevole di alleanze e fedeltà, che probabilmente, almeno considerando la frequenza e le dimensioni, non ha eguali in nessun altro campo,  nemmeno  quello della politica, dove pure i “beduini” abbondano.

Testo di riferimento: Paul Harrison, “Soccer’s Tribal Wars”, New Society, 1974.

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