La preghiera in una società distopica e totalitaria

Come sarebbe la preghiera in una società totalitaria e, per giunta, distopica?

Ovviamente, funzionale al potere, unilaterale, contenuta in versi sempre uguali o, comunque, ripetuti sempre allo stesso scopo; recitata in maniera ossessiva, capillare, interminabile in modo da occupare tutto il pensiero dei fedeli; composta da formule brevi, monotone, ipnotiche, progettate per annullare il pensiero critico attraverso una ripetizione assillante.

Sarebbe prodotta tanto da esseri umani quanto da macchine collocate in edifici appositi, funzionanti 24 ore su 24, senza soluzione di continuità, in grado di sfornare preghiere a ritmi impressionanti, facendole recitare da automi costruiti per questo scopo, la cui voce sarebbe udibile da tutti in ogni luogo e in ogni momento.

Sarebbe abolito ogni atto di libera spiritualità e ogni orazione sarebbe trasformata in uno strumento di controllo psicologico. Non sarebbero tollerate alternative recitative, prosodiche, sostanziali. Sarebbe possibile recitare solo un numero estremamente ristretto di preghiere e sempre secondo determinate modalità. Ogni deviazione sarebbe duramente sanzionata. I colpevoli rischierebbero la prigione, se non la vita.

La ripetizione inesauribile delle preghiere favorirebbe la loro memorizzazione sin dalla più tenera infanzia. Pregare diverrebbe una sorta di seconda natura. Non sarebbe possibile immaginare una vita senza preghiere. Non sarebbe possibile immaginare preghiere alternative.

Le preghiere sarebbero collettive, pubbliche e rigidamente coreografate, simili ad adunate militari. Il silenzio e la meditazione privata verrebbero banditi perché considerati sospetti e non controllabili.

Dispositivi tecnologici verrebbero adoperati per monitorare il livello di fervore durante la preghiera, analizzando il battito cardiaco o le espressioni facciali per stanare i dissidenti.

Pregare in una società totalitaria sarebbe un’opera di colonizzazione dell’anima, una potentissima arma di persuasione e indottrinamento, che, insieme ad altre forme di propaganda (politiche, sociali, culturali, economiche ecc.), servirebbe a garantire alla società sudditi fedeli e obbedienti.

In sintesi, la preghiera costituirebbe un modo di incanalare il pensiero in un’unica direzione, impedendogli di volgersi verso altre direzioni.

Qualcuno ha mai provato a descrivere come sarebbe la preghiera in una società totalitaria e distopica? Lo ha fatto la scrittrice Margaret Atwood, nel suo celebre Il racconto dell’ancella, che descrive uno stato totalitario e teocratico sorto negli Stati Uniti dopo una catastrofe nucleare. Nel libro viene raccontato quanto segue:

Voltiamo le spalle al Muro, ci dirigiamo a sinistra. Qui ci sono vari negozi vuoti, senza insegna. Le vetrine sono scarabocchiate col sapone. Cerco di ricordarmi che così vi si vendeva, un tempo. Cosmetici? Gioielli? La maggioranza dei negozi che vendono oggetti per uomo sono ancora aperti; solo quelli che trattano di ciò che loro chiamano «vanità» sono stati chiusi. Sull’angolo c’è il negozio noto come Le Pergamene dell’Anima. È una concessione governativa: c’è un Le Pergamene dell’anima in ogni centro cittadino, in ogni sobborgo, o così dicono. Devono avere degli utili incredibili.

La vetrina di Le Pergamene dell’Anima è antiproiettile. Dietro c’è una serie di macchine stampatrici, note come «i rulli sacri», ma solo tra di noi, è un nomignolo blasfemo. Le macchine stampano preghiere, un rullo dopo l’altro, interminabilmente. Vengono ordinate tramite il Compuphone, ho sentito la Moglie del Comandante che lo faceva. Ordinare preghiere da Le Pergamene dell’Anima è ritenuto un segno di devozione e di fedeltà al regime, quindi, naturalmente, le Mogli dei Comandanti lo fanno spesso. Giova alla carriera dei loro mariti.

Ci sono cinque diverse preghiere: per la salute, per la ricchezza, per una morte, una nascita, un peccato. Scegli quella che vuoi e digiti il numero, poi inserisci il tuo numero, perché ti venga addebitata la spesa, e il numero di volte che desideri che venga ripetuta la preghiera.

Le macchine parlano mentre stampano le preghiere; se si vuole si può entrare ad ascoltare le voci metalliche e monotone che ripetono la stessa cosa all’infinito. Una volta che le preghiere sono state stampate e dette, la carta gira all’indietro attraverso una scanalatura e viene riciclata. Non ci sono operai, le macchine funzionano da sole. Dall’esterno si sente solo un brusio, come di una folla devota, in preghiera. Ciascuna macchina ha un occhio dipinto in oro su un lato, tra due alucce pure d’oro.

Cerco di ricordare che cosa vendevano qui quand’era un negozio, prima che diventasse Le Pergamene dell’Anima. Biancheria intima, mi pare. Scatole rosa e d’argento, collant colorati, reggiseni coi pizzi, foulard di seta. Cose ormai perdute (Margaret Atwood, 2017, Il racconto dell’ancella, Salani, Milano, pp. 218-219).

C’è qualcosa di più terribile e nefando delle Pergamene dell’Anima? Qualcosa di più pervasivo e onnipresente, in grado di cancellare la memoria di ogni possibile alternativa e imporsi senza resistenze all’umanità tutta?

Come nel Racconto dell’ancella. Ecco come sarebbe la preghiera in una società totalitaria e distopica.

Se volete saperne di più sulla preghiera e sulla sua capacità di occupare il pensiero, vi rimando al mio La sacra corona. Storia, sociologia e psicologia del rosario (Meltemi, 2024).

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