Con il termine Effetto verità illusoria (in inglese Illusory Truth Effect), si intende la tendenza a percepire come vera un’asserzione che viene ripetuta più volte. Vari esperimenti in psicologia hanno dimostrato che la ripetizione di un’affermazione ne accresce la verità percepita. L’effetto è particolarmente evidente in alcuni settori, come la propaganda politica e il marketing, che si basano sulla reiterazione continua, se non ossessiva, di slogan, ritornelli, dichiarazioni perentorie, dicerie, che finiscono con il far sembrare veri contenuti non necessariamente veri.
L’effetto verità illusoria è sfruttato dai politici per orientare l’opinione pubblica dalla propria parte, dai pubblicitari per incrementare la vendita di prodotti commerciali, ma anche in ambito pedagogico. È più facile, infatti, imparare e ricordare le cose se queste sono espresse tramite filastrocche, canzoncine e altre formule verbali simili ripetute in continuazione.
Esso contribuisce anche alla diffusione di fake news, teorie cospiratorie e disinformazioni. Basta ripetere cattive informazioni senza soluzione di continuità per renderle vere alla percezione comune, come è dimostrato oggi dal credito crescente che viene dato a informazioni false che hanno il solo merito di essere reiterate tramite i social o Internet.
Come si spiega questo fenomeno?
Una prima ipotesi prende il nome di processing fluency account. Secondo tale ipotesi, quando un’informazione è ripetuta, viene elaborata in maniera più fluida ed è, di conseguenza, percepita come più veritiera. È la fluidità di elaborazione, dunque, che contribuisce a conferire l’illusione di verità a un’asserzione. Dal momento che l’informazione viene elaborata più agevolmente, abbiamo la tentazione di credere che sia probabilmente vera.
Una seconda ipotesi, battezzata referential theory of truth, postula invece che la ripetizione accresce il legame semantico tra gli elementi di una frase, il che, a sua volta, ne favorisce l’elaborazione e quindi la percezione di verità.
La ripetizione, inoltre, aumenta la familiarità e la familiarità aumenta la sensazione di agio, la quale rende più semplice ai messaggi superare i filtri mentali e provocare un effetto persuasivo sul destinatario.
La recita del rosario è caratterizzata dalla ripetizione continua e quotidiana di preghiere. È probabile che ciò accresca, agli occhi di chi prega, la percezione di verità non solo del rosario, ma di ciò a cui esso fa riferimento ossessivo, ossia l’esistenza di Dio, di Gesù e della Madonna.
È evidente che la divinità trae alimento dalla ripetizione continua del suo nome da parte di chi prega. Se nessuno pregasse più Dio, questi cesserebbe semplicemente di esistere. È il fatto che i fedeli ne parlano in continuazione a tenerlo in vita. È funzionale alla sopravvivenza di ogni ente celeste che il maggior numero possibile di devoti gli dedichino parole, anche se sono bestemmie o maledizioni. È il linguaggio a creare e sostenere la realtà divina.
Insomma, l’importante è che si parli di Dio. Bene o male, non importa. Ciò che conta è che non si smetta mai di raccontarlo, apostrofarlo, commentarlo, lodarlo, esaltarlo o condannarlo.
Tramite il rosario, dunque, il credente esercita inconsapevolmente su sé stesso un effetto persuasivo che gli rende più agevole accettare l’idea dell’esistenza della divinità, come nemmeno la più sottile argomentazione teologica riuscirebbe a fare.
Si tratta di un punto di visto inconsueto, ma che dà conto anche del perché le autorità cattoliche insistono che si debba pregare e, in particolare, pregare il rosario. Il rosario rappresenta un esercizio costante di auto-persuasione tramite il quale il credente fa su sé stesso, in un certo senso, il lavoro del sacerdote, risparmiandogli fatica e pena.
Potrà sembrare paradossale, ma la verità è che il rosario è, soprattutto, una capillare e sofisticata macchina di persuasione a cui la Chiesa non rinuncerà mai, nonostante la sua astoricità, in virtù della sua indubbia e duratura efficacia.
Per saperne di più sulla psicologia del rosario, rimando al mio La Sacra Corona. Storia, sociologia e psicologia del rosario (Meltemi Editore).









































