Il “rosario” di Borzacchiello

Una delle caratteristiche della nostra epoca postmoderna e neoliberista sta nel fatto che ogni oggetto culturale è suscettibile di trasformarsi in altro, perdere un significato e guadagnarne uno diverso. Ogni oggetto è dotato di un significato socialmente attribuito. Questo significato si regge talvolta sulla forza della storia e della tradizione, entità in grado di fornire una potente legittimazione a determinati simboli. Ma, per quanto radicato sia il senso tradizionale, questo può sempre essere convertito in altro. Succede continuamente. Spesso senza che ce ne rendiamo conto.

Pensiamo al rosario. Il significato storico associato al rosario rimanda immediatamente alla sfera religiosa. Eppure, la nostra epoca postmoderna è riuscita a scalzare questa vecchia associazione e sostituirla con altre di tipo estetico, politico, consumistico o, addirittura, terapeutico.

È il caso di questo brano, tratto da un libro di Paolo Borzacchiello, in cui il rosario (anche se l’autore parla propriamente di mala, la collana di preghiera e meditazione usata nelle tradizioni induiste, buddiste e nello yoga) viene convertito a un uso sorprendente:

Sono a Camden Town. Passeggio fra le bancarelle, sgranando la mia mala e ripetendo in un sussurro il mio mantra: “Inspira, espira, rilassati. Puoi fare tutto quello che vuoi, puoi ottenere qualsiasi risultato. Inspira, espira, ricorda chi sei”. 108 volte, tante quante servono per mondare la mia anima dai peccati commessi. 108 volte, e poi 108 volte ancora. La consapevolezza è tutta nel pollice e nel medio della mano destra, che massaggiano la pallina di legno mentre le labbra pronunciano le parole che mi portano a stare bene: “Inspira, espira, rilassati. Puoi fare tutto quello o che vuoi, puoi ottenere qualsiasi risultato. Inspira, espira, ricorda chi sei” mi dico. 108 volte, e poi 108 volte ancora. Evito con accuratezza che l’indice tocchi la mala, perché l’indice è segno di arroganza, e il mio lavoro personale consiste appunto in questo: trovare la via di mezzo fra le paure del bambino deriso e l’arroganza dell’adulto con il potere di controllare la mente degli altri. Un lavoro in corso da anni, che ancora non è finito (Paolo Borzacchiello, 2019, La parola magica, Mondadori, Milano, p. 123).

In questo caso, la mala è utilizzata come strumento di crescita interiore e controllo della mente indipendentemente dalle sue radici religiose. La collana viene sgranata come sostegno a una forma di meditazione e trasformazione interiore puramente laica; un lavoro su sé stessi che serve a produrre un cambiamento radicale del proprio essere in linea con i risultati più attuali delle neuroscienze, della linguistica e della psicologia. Il “rosario buddhista”, come viene talvolta definita la mala, perde così i significati religiosi acquisiti nel corso dei secoli e diventa mezzo di realizzazione interiore, segnando un percorso tutto postmoderno in cui ogni significato è passibile di trasformazione e riconversione.

La vicenda della mala di Borzacchiello ci insegna che neppure la religione è in grado di sfuggire all’impeto travolgente dei cambiamenti indotti dal nostro tempo. È, però, anche vero che il nostro tempo tollera la convivenza tra vecchi e nuovi significati, tra significati sacri e profani, collettivi e individuali senza particolari gelosie.

Tutto è possibile al giorno d’oggi. Perfino utilizzare al mattino il rosario per scopi religiosi e al pomeriggio come strumento di crescita interiore “laica”.

È il postmoderno, baby!

Se volete saperne di più sui tanti significati del rosario, vi rimando ovviamente al mio La sacra corona. Storia, sociologia e psicologia del rosario (Meltemi, 2024).

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