Il “potente” placebo

L’articolo di Henry Knowles Beecher (1904–1976) medico, anestesista e filosofo della medicina americano, The Powerful Placebo (1955), che qui introduco e traduco per la prima volta in italiano, almeno a mia conoscenza, occupa un ruolo di rilievo nella storia della medicina e dell’idea di placebo in particolare. Pur non essendo il primo testo a parlare di placebo o a rilevarne gli effetti, è stato sicuramente uno dei primi a tematizzare l’argomento in maniera forte, a far emergere l’importanza della sua trattazione ai fini della ricerca scientifica e a raccomandarne l’impiego in una ampia serie di contesti di indagine, oggi per lo più dati per scontati. Non a caso qualsiasi saggio, articolo o monografia sul placebo offre, ancora oggi, un doveroso quanto rispettoso riconoscimento all’opera di Beecher in bibliografia. Sembra che The Powerful Placebo sia stato citato quasi mille volte nelle riviste scientifiche. Alcuni studiosi non esitano ad assegnare all’articolo del medico americano il merito di aver introdotto, per primo, il placebo come fatto scientifico, a quantificarne gli effetti in varie patologie e a rilevarne l’importanza come trattamento medico. Al tempo stesso, The Powerful Placebo è stato sottoposto a critiche laceranti che ne hanno messo in discussione l’intero impianto, nonché minato le fondamenta in maniera quasi radicale. Penso che sia importante leggere l’articolo di Beecher e riflettere sulle sue parole perché, come ogni classico, introduce a un nuovo modo di vedere il mondo e, nonostante le critiche,  ha aperto la strada alla valorizzazione di uno strumento – il placebo, appunto – sul quale ancora oggi si discute tantissimo.

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