A volte le parole hanno uno strano destino. Nascono per significare qualcosa e finiscono con il significare altro. Oppure, nascono come nomi propri che identificano individui determinati per poi subire uno slittamento semantico che ne stravolge l’identità.
Si pensi a Dedalo e Frankenstein.
Dedalo è il nome che la mitologia attribuisce a un inventore cui la tradizione riconosce il merito di aver inventato alcuni strumenti di falegnameria, ma soprattutto il celebre Labirinto per Minosse di Creta presso il quale si era rifugiato. Al Labirinto è associato il nome del Minotauro e di Teseo che, dopo aver ucciso il mostro, riuscì a uscirne sfruttando un’astuzia suggerita ad Arianna dallo stesso Dedalo.
Per uno strano slittamento di significato, il nome di Dedalo è passato a significare il labirinto che questi costruì, sebbene solo in senso figurato, come andirivieni intricato di strade o di passaggi in cui è facile perdere l’orientamento.
Una sorte simile è capitata a Frankenstein.
Frankestein è il protagonista dell’omonimo romanzo gotico – Frankenstein o il moderno Prometeo (Frankenstein; or, The Modern Prometheus) – composto da Mary Shelley fra il 1816 e il 1817, all’età di 19 anni. L’opera fu pubblicata nel 1818 e modificata dall’autrice per una seconda edizione nel 1831. Nel romanzo, il dottor Victor Frankenstein dà vita alla sua creatura, spesso ricordata come mostro di Frankenstein, ma anche, in maniera erronea, come Frankenstein, nome che, invece, appartiene al suo artefice.
Dedalo e Frankenstein sono dunque accomunati dal fatto che, per qualche strano motivo, i loro nomi sono passati a significare le opere da essi costruite.
Questi stravolgimenti hanno un nome in retorica: “antonomasia”, che indica, appunto, il fenomeno per cui nomi propri che traggono origine da personaggi, storici o di finzione, diventano nomi comuni, spesso per indicare una caratteristica specifica. È il caso di nomi quali “cicerone” (da Marco Tullio Cicerone per indicare una guida esperta), “mecenate” (da Gaio Clinio Mecenate, consigliere di Augusto noto per la sua protezione verso gli artisti) oppure “casanova” (da Giacomo Casanova per indicare un seduttore).
L’antonomasia è una figura retorica molto produttiva. In qualche caso, però, come in quello di Dedalo e Frankenstein, accade che non ci si ricordi più dei personaggi originari e si adoperino le “nuove” parole in maniera acritica. È il prezzo che l’evoluzione della lingua paga costantemente.
Non è uno scandalo. Ma riscoprire le origini, talvolta, è fonte di soddisfazione.











































