Confrontarsi “verso il basso” per stare meglio

Che cosa facciamo quando ci sentiamo giù? Quali strategie adoperiamo per superare uno stato di tristezza, malinconia, scoramento, avvilimento?

Tra i tanti rimedi concepiti dall’umanità per migliorare il proprio benessere psicologico, uno si basa su un’azione che tutti noi compiamo quotidianamente per gli scopi più vari e che può assumere anche una finalità “salutistica”: il confronto sociale.

Uomini e donne si confrontano da sempre con altri uomini e donne per comprendere meglio sé stessi e gli altri, per trarre indicazioni sulle proprie capacità e virtù, per imparare dagli altri a svolgere compiti nel miglior modo possibile, per emulazione, per rassicurarsi su ciò che passa per lecito e illecito nel proprio gruppo sociale e, sì, anche per “sentirsi meglio”.

Lo conferma da tempo la psicologia sociale, come emerge da un articolo che è diventato un piccolo classico della disciplina e che risale a oltre quaranta anni fa.

Si tratta di “Downward Comparison Principles in Social Psychology” dello psicologo Thomas A. Wills, pubblicato nel 1981 nella rivista Psychological Bulletin.

Secondo Wills, gli individui possono accrescere la sensazione soggettiva di benessere, in situazioni che lo riducono, ponendosi a confronto con persone che sperimentano condizioni peggiori della loro, soprattutto se non vedono la possibilità di agire per modificarle. Questo principio è definito downward comparison, ovvero “confronto verso il basso”. Secondo Wills, quando non è possibile affrontare i problemi direttamente, le persone usano i confronti sociali verso il basso per migliorare il proprio stato d’animo. In questo modo, pur non intervenendo direttamente sulla fonte del loro malessere, essi agiscono sulla condizione soggettiva, trovando un qualche sollievo.

Alcuni esempi possono essere: lo studente che prende un brutto voto a un esame universitario che trae conforto dal fatto che il suo collega è stato bocciato allo stesso esame; il lavoratore la cui carriera non progredisce che confronta la propria condizione con quella di colleghi di categoria inferiore; la vittima dell’incidente stradale che gli ha causato la rottura del ginocchio che confronta sé stesso con il compagno di viaggio a cui hanno amputato un arto.

Al principio generale del confronto verso il basso, Wills aggiunge altri principi e corollari. Un corollario, ad esempio, è che il confronto verso il basso è stimolato da una diminuzione della sensazione di benessere soggettivo. Il fenomeno del downward comparison, inoltre, può avere luogo sia in forma passiva – semplicemente confrontandosi con la situazione di persone che stanno peggio – sia in forma attiva, agendo per fare in modo che altre persone stiano peggio, anche causando deliberatamente sofferenza e danni fisici.

Un altro corollario è che le persone con bassa autostima hanno maggiore probabilità di ricorrere al confronto verso il basso. Infine, il downward comparison è solitamente eseguito con persone di status sociale inferiore.

La conferma delle ipotesi di Wills è giunta da una serie di ricerche (Taylor, 1983; Taylor, Wood e Lichtman, 1983) su persone che affrontano uno stress grave come il cancro. Questi studi hanno scoperto che i confronti downward (con chi sta peggio) sono molto frequenti; in particolare, le donne con cancro al seno rivelano di affrontare l’evento meglio se mettono a confronto la propria situazione con quella di altre donne “immaginate” che vivono una condizione peggiore della loro. I medesimi risultati sono emersi in altri studi su soggetti afflitti da altre condizioni patologiche.

Insomma, il detto “mal comune mezzo gaudio” sembra avere una sua giustificazione psicologica, soprattutto se gli altri non solo soffrono del nostro male, ma versano in condizioni perfino peggiori. È quello che succede, ad esempio, nel caso del cosiddetto inspirational porn, quell’atteggiamento presente in molti cosiddetti normodotati, che consiste nel porre a confronto la propria condizione con quella di un disabile, per trarne un’opportunità motivazionale. Tale atteggiamento viene espresso con formule del tipo «Se ce l’ha fatta lui/lei, posso farcela anch’io» oppure «Anche se le cose mi vanno male, c’è chi sta peggio di me!».

Sull’inspirational porn ho scritto in un post precedente al quale rimando. L’inspirational porn è la prova definitiva del fatto che gli esseri umani sono disposti a ogni bassezza comparativa pur di sentirsi bene con sé stessi. Il confronto downward può assumere talvolta fattezze davvero ripugnanti!

Riferimenti:

Taylor, S. E., 1983, “Adjustment to Threatening Events: A Theory of Cognitive Adaptation”, American psychologist, vol. 38, pp. 1161-1173.

Taylor, S. E., Wood, J. V., Lichtman, R. R., 1983, “It Could Be Worse: Selective Evaluation as a Response to Victimisation”, Journal of Social Issues, vol. 39, pp. 19-40.

Wills, T. A., 1981, “Downward Comparison Principles in Social Psychology”, Psychological Bulletin, vol. 90, n. 2, pp. 245-271.

Zani, B., Cicognani, E., 2000, Psicologia della salute, Il Mulino, Bologna, pp. 105-106

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