Me lo ha fatto fare il diavolo … o un errore di traduzione

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Secondo la tradizione cristiana, Satana non è semplicemente “cattivo”: è il male assoluto, l’assenza di ogni bene, il “maligno”. In altre parole, è la personificazione del male. Ciò è evidente da diversi passi del Nuovo Testamento. Nel Vangelo di Matteo, ad esempio, si legge:

Quando uno ascolta la parola del regno e non l’intende, viene il maligno e rapisce ciò che fu seminato nel suo cuore; questi è ciò che fu seminato lungo la via» (Mt 13,19. Bibbia Concordata).

Come se non bastasse la Bibbia, secoli di letteratura popolare hanno radicato nel nostro immaginario l’idea che Satana sia il maligno per eccellenza e che ogni male provenga da lui. Ma le cose stanno proprio in questi termini? Lo studioso Henry Ansgar Kelly, autore di una stimolante biografia di Satana, la pensa diversamente. A suo dire, tutto dipende da come traduciamo il greco ho Ponēròs che la tradizione rende ormai da tempo con “il maligno” o “il male”.

Personalmente, […], contesterei tale traduzione in quanto chiama in causa un altro interrogativo, quello riguardante la condizione morale di Satana. L’aggettivo ponēròs è esattamente come il suo corrispondente latino malus o il parzialmente equivalente «cattivo» in italiano: la gamma delle accezioni possibili è alquanto ampia, da «un uomo cattivo» a «un cattivo affare», alla «cattiva stagione». Ma «maligno» o «malvagio» sono termini che alludono di necessità al male inteso come categoria morale, a qualcosa che abbiamo investito di una profondità metafisica tale da consentirci di personificarlo e di parlare perciò comunemente dell’«esistenza del Male». Non possiamo adoperate «maligno» o «malvagio» come sinonimi di «cattivo»: sarebbe incongruo parlare di «maligno affare» o di «malvagia stagione», a meno di non voler dare libero corso a una certa tendenza all’esagerazione espressionistica dei nostri pensieri. Così come, analogamente, suonerebbe comico parlare di «esistenza del Cattivo» o del «prevalere della Cattiveria». E tuttavia sarà proprio la bizzarria di simili espressioni a trattenerci dall’essere eccessivamente corrivi, prevenendo conclusioni malcerte o comunque troppo affrettate. Dovremo perciò presumere di poter scagionare Satana dall’accusa di rappresentare il male allo stato puro, ossia che abbia la responsabilità di tutto ciò che di errato o di malvagio esiste o si verifica in natura o nella storia degli uomini, e cercare piuttosto di capire quali effettivi capi d’accusa possono essergli direttamente imputati. Altre possibili interpretazioni di ho Ponēròs potrebbero essere «il Nefasto» o «il Molesto», ovvero anche, semplicemente, «il Sinistro» o «la Molestia». Potremmo anche chiamarlo «Nefandezza», a patto di non figurarcela come un’entità di dimensioni cosmiche o, alla maniera del Satana miltoniano, come un criminale sdegnoso di ogni virtù e di ogni buona intenzione, irreversibilmente condannato all’eterno castigo.

In sintesi, per Henry Ansgar Kelly, una lettura attenta e contestualmente rispettosa della Bibbia non autorizzerebbe nessuna versione ontologica di Satana, e quindi di Satana come personificazione del male, così come, al contrario, dovrebbe indurci a sbarazzarci di altre idee errate:

Dobbiamo altresì rilevare, a onor del vero, ciò di cui non troviamo traccia né nel Primo, né nel Secondo Testamento. Non si hanno testimonianze di alcuna «caduta» premondana degli angeli. Non c’è affatto connessione tra il Serpente edenico e Satana, né tra quest’ultimo e il peccato di Adamo (3.4). E non c’è neppure relazione tra Satana e gli angeli che «caddero» sulla terra al tempo di Noè (2.1,5.4). Non esiste un unico Anticristo, ma soltanto «anticristi», vale a dire semplici esseri umani, non direttamente associati a Satana (6.3). Né esiste alcun Lucifero ribelle, ma solo Gesù, il buon Lucifero (6.4).

Ciò significa che Satana è un nome che viene adoperato nella Bibbia per designare varie funzioni, non sempre interpretate da esseri soprannaturali, e dar conto di varie azioni, alcune delle quali compiute addirittura per volere di Dio. Secondo Ansgar Kelly, una lettura più rispettosa del contesto e meno corriva rispetto a sensazionalismi e semplificazioni ci consentirebbe di rettificare il nostro punto di vista sulla natura umana ed eliminare ogni gratuita discussione sul “Male” in termini troppo vaghi, «virando la nostra attenzione dal concetto indistinto di un invisibile “principe del male” (o di qualunque altra astratta personificazione del Male) per focalizzarla sulle reali cause delle azioni malvagie concretamente compiute dagli uomini». Il che equivale a dire che la lettura tradizionale della figura di Satana assolve spesso l’uomo e la donna dalle loro colpe (“Me lo ha fatto fare il diavolo!”), mentre oggi più che mai c’è bisogno che ognuno si assuma in pieno la responsabilità delle proprie azioni.

Fonti:
Kelly, H. A., 2007, Satana, una biografia, UTET, Torino, pp. 92-93; 188; 346.

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Una risposta a Me lo ha fatto fare il diavolo … o un errore di traduzione

  1. Robo scrive:

    Dottore, sono stupefatto! Non tanto della tesi di Kelly sulla natura di Satana e del fatto che ci sia un’interpretazione ufficiale che ha schiacciato le possibili altre (l’idea dei vincitori é l’idea vincente), ma dal fatto che tanti collegamenti (serpente edenico=Satana, angelo caduto=Satana, anticristo=Satana) che, da non conoscente delle sacre scritture, davo per palesemente ivi scritti, in realtà non lo siano affatto. Se la “copertura” di questi buchi nella narrazione é di tal misura, questo é realmente sorprendente! Cari saluti.

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