Il panico come pareidolia visiva e uditiva

urloAnthony Ashley Cooper, conte di Shaftesbury, filosofo attivo fra il XVII e il XVIII secolo in Inghilterra, è noto, fra l’altro, per le sue Lettere sull’entusiasmo, in cui discute dei pericoli del fervore religioso (l’entusiasmo) e del giusto modo di farvi fronte. Le Lettere sono un inno al buon umore. Shaftesbury è convinto che se si è di cattivo umore si immaginano ogni sorta di demoni, cattiverie e spiriti malvagi; se si è di buon umore, si è più propensi a vedere nella religione qualcosa di amabile e buono per l’uomo.

In una lettera, il conte filosofo indugia sul concetto di panico, di cui abbozza una genesi pareidolica. Secondo Shaftesbury, infatti, il panico nasce da un sentimento di terrore misto a superstizione che induce a interpretare suoni e immagini come cose dotate di un senso terrificante. Ecco le sue parole:

Leggiamo nella storia che Pan, mentre accompagnava Bacco in una spedizione nelle Indie, trovò il modo di diffondere il terrore in un’armata di nemici con l’aiuto di una piccola brigata, traendo vantaggio dalle grida di quest’ultima, che si propagavano echeggiando fra le rocce e le caverne di una valle boscosa. Il roco rimbombo delle caverne, unito all’orribile aspetto di quei luoghi così oscuri e deserti, suscitò un tale orrore nei nemici, la cui immaginazione, in quello stato, li aiutò a sentire delle voci e senza dubbio anche a vedere forme, che andavano oltre l’umano, mentre l’incertezza di ciò che li spaventava rese ancor più grande la loro paura, che si propagò più velocemente attraverso i loro sguardi impliciti di quanto avrebbe potuto comunicare un semplice racconto. E questo fu ciò che in seguito gli uomini chiamarono “panico”. Questa storia offre un buon esempio della natura di questa passione, che difficilmente può esistere senza un misto di entusiasmo e di terrore determinati dalla superstizione (Anthony Ashley Cooper, conte di Shaftesbury, Lettere sull’entusiasmo, Il Sole 24 Ore, Milano, pp. 22-23).

Naturalmente Shaftesbury non conosceva il termine “pareidolia” né la teoria psicologica che soggiace dietro questo importante concetto. Mi piace, però, sottolineare come le sue parole potrebbero essere sviluppare per elaborare una teoria pareidolica del panico, un tema che merita ancora di essere compreso in tutte le sue dimensioni.

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