Apofenia. Come il nostro cervello vede il mondo

Affine al concetto di pareidolia è quello di apofenia. Per apofenia (dal greco apo, cioè “via da” e phainein, “mostrare, far vedere”, anche se la seconda parte del termine potrebbe essere phren, “mente”) si intende la percezione spontanea di connessioni significative tra fenomeni che non hanno alcuna relazione tra loro. Il termine fu coniato dallo psichiatra tedesco Klaus Conrad nel 1958 o poco prima e fu da questi descritto come l’«osservazione immotivata di connessioni [tra fenomeni accompagnata] da una precisa sensazione di anormale significatività». Per Conrad, l’apofenia è parte di un modello evolutivo della schizofrenia che comprende quattro fasi: “Trema”, “Anastrofè”, “Apofenia” (o “Apofania”) e “Apocalisse”. Nel vocabolario del suo inventore, dunque, il fenomeno è strettamente collegato a una forma patologica. Oggi, però, si tende a usarlo in maniera più estesa e indipendentemente da condizioni psichiatriche.

In buona sostanza, c’è qualcosa nella nostra mente che fa sì che tendiamo a rinvenire connessioni significative tra eventi fra loro indipendenti. Questo qualcosa può assumere talvolta una dimensione patologica, come quando qualsiasi correlazione tra eventi viene assunta come significativa. Una situazione che si verifica in alcuni casi di schizofrenia e paranoia. Ma il concetto di apofenia va ben oltre. Esso ci dice che la nostra mente tende naturalmente e normalmente a “mettere insieme” ciò che è separato, ad attribuire significati a cose che non ne hanno. In altre parole, il software del nostro cervello è predisposto a vedere più di quanto non ci sia “lì fuori”. È più forte di noi. Semplicemente non riusciamo a farne a meno.

Sono state fornite varie spiegazioni per questo curioso fenomeno. Secondo il neurologo svizzero Peter Brugger, gli esseri umani hanno la tendenza pervasiva a scorgere ordine nelle configurazioni casuali. Non solo, ma «la propensione a vedere connessioni tra oggetti o idee senza alcuna relazione apparente tra loro accomuna fortemente la psicosi alla creatività … apofenia e creatività potrebbero essere viste addirittura come due facce della stessa medaglia». Brugger cita l’esempio degli psicanalisti che tendono a cercare conferme improbabili alla propria teoria in modi molto creativi: ad esempio, secondo un analista, la conferma della teoria dell’invidia del pene sarebbe nel fatto che le donne più degli uomini tendono a non restituire la matita adoperata per completare test psicanalitici.

Molti esperimenti dimostrano la nostra tendenza a desumere un significato da parole o situazioni che ne sono privi. Tra tutti è possibile citare quello realizzato da Naftulin, Ware e Donnelly nel 1973. I tre scrissero un discorso strampalato che aveva ad oggetto la teoria matematica dei giochi applicata all’istruzione medica. Il discorso era pieno di neologismi, frasi insensate e contraddittorie. Un attore, assolutamente incompetente in materia, ebbe l’incarico di pronunciare il discorso di fronte a una platea composta da 11 educatori, psicologi e psichiatri ai quali l’oratore era stato presentato come un esperto della materia. La videoregistrazione del discorso fu poi presentata a un gruppo composto da 11 psichiatri, psicologi e assistenti sociali e successivamente a un terzo gruppo composto da 33 educatori e amministratori. Al termine del discorso, a tutti fu chiesto di riempire un questionario per valutare il livello di gradimento di ciò che avevano appena udito. Sorprendentemente, la maggior parte dei partecipanti ai tre gruppi attribuirono un elevato punteggio di soddisfazione all’oratore, sottolineandone le abilità verbali, la conoscenza degli argomenti trattati e la buona disamina degli stessi. Che cosa era successo? Nonostante la loro esperienza, i componenti dei tre gruppi erano stati condizionati più dalla prestazione recitativa dell’attore, dallo stile espositivo e dalle motivazioni e aspettative di apprendere che dal contenuto del discorso stesso. Insomma, un setting adeguato e uno stile accattivante possono dare agli individui l’illusione di aver appreso significati che invece non esistono.

Un esempio di pensiero apofenico lo si trova negli scritti dell’autore svedese August Strindberg. Ecco 4 esempi, tratti dall’Inferno (1897):

La sera, passeggio nel triste quartiere, e oltrepasso il canale Saint-Martin, nero come una fossa, il posto giusto per annegarsi. Mi fermo all’angolo di rue Alibert. Perché Alibert? Chi era? La grafite trovata dal chimico nel mio zolfo, non si chiamava forse grafite Alibert? E con questo? È strano, ma mi resta dentro l’impressione di qualche cosa di inspiegabile.

Mi fermo, affascinato dallo spettacolo simbolico; ma abbassando gli occhi, osservo a destra un’insegna di tintore nella rue de Fleurus. La visione è d’una realtà innegabile! Sulla vetrina del negozio leggo le mie iniziali: A.S., ondeggianti su una nuvola bianco-argento e sormontate da un arcobaleno. Omen accipio e rammento la Genesi: «Io pongo il mio Arco nella nuvola: e servirà di segno del patto fra me e voi e ogni essere vivente.

Una mattina, percorrendo rue de Fleurus per riconfortarmi col mio arcobaleno nella vetrina del tintore, entro nel giardino del Luxembourg tutto in fiore e bello come una fiaba e trovo in terra due rametti secchi, spezzati dal vento. Avevano la forma delle lettere greche P e y. Le raccolsi, e la combinazione P-y, abbreviazione di Popoffsky, scattò nel mio cervello. Era dunque lui che mi perseguitava, e le potenze volevano mettermi in guardia.

Il pomeriggio, mentre sto al tavolo a scrivere, davanti alla finestra, scoppia un temporale. Le prime gocce di pioggia cadono sul manoscritto e l’imbrattano in modo che le lettere della parola Alp diventano una macchia, e disegnano qualcosa che somiglia al viso d’un gigante. Conservo il disegno che ricorda il dio giapponese del tuono.

Deliri di un paranoico, per quanto creativo? L’apofenia ci dice che questo tipo di pensiero appartiene a tutti noi. E orienta il modo in cui vediamo il mondo.

Bibliografia

Houran, J., Lange, R. (a cura di), 2001, Hauntings and Poltergeists: Multidisciplinary Perspectives, McFarland & Company, Inc. Publishers, North Carolina

Hubscher, S.L., 2007, Apophenia: Definition and Analysis, disponibile su www.dbskeptic.com

Naftulin, D.H., Ware, J.E., Donnelly, F.A., 1973, “The Doctor Fox Lecture: A Paradigm of Educational Seduction”, in Journal of Medical Education, 48, 7, pp. 630-635.

Strindberg, A., Inferno, in Idem, 1991, Romanzi e racconti, vol. I., Mondadori, Milano

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