Ancora sul concetto di “raptus”

Ha suscitato un certo scalpore, nel mese di aprile, l’omicidio a Caltagirone di Patrizia Formica, una donna di 47 anni, ad opera del compagno, Salvatore Pirronello di 52 anni. Nelle cronache giornalistiche ha avuto rilievo la dichiarazione di Pirronello, che avrebbe detto ai carabinieri presso i quali si è costituito: «Volevo tornasse col marito e i figli, lei si opponeva. Ho avuto un raptus». Nelle pagine dell’edizione siciliana di Repubblica.it si dice in particolare:

Il raptus omicida sarebbe stato improvviso. La vittima ieri sera, prima di andare a letto, aveva pubblicato su Facebook un post che certo non lasciava trasparire tensioni: “Noi insieme appassionatamente”. Patrizia mostrava di essere serena: “Buongiorno a tutti. Fuori piove, e chi se ne frega, io ho il sole dentro, le persone che amo sono accanto a me, può anche arrivare il diluvio, io mi sento al sicuro. Buona domenica a tutti”. Per poi aggiungere: “Noi insieme, bellissima domenica” e “il pomeriggio continua in compagnia delle persone a cui voglio bene”. Post accompagnati da foto e filmati della coppia, parenti e amici. Fino a conclusione della domenica: “Bellissima giornata trascorsa in ottima compagnia e all’insegna del divertimento assoluto”, scrive Patrizia Formica su Fb. E poi l’ultimo post: “Noi insieme appassionatamente”.

Il concetto di “raptus omicida” è spesso adoperato dai giornalisti per descrivere un omicidio che si verifica apparentemente come un fulmine a ciel sereno, compiuto da qualcuno il cui comportamento precedente era ritenuto da chi lo conosceva “normale” e non lasciava presagire alcun disturbo mentale e che, dopo la commissione del reato, ritorna a essere una persona del tutto “normale”, forse confusa e talvolta stupita quanto gli altri per ciò che è accaduto. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, un’indagine appena approfondita permette di rivelare che questi omicidi non sono così repentini e inaspettati, come vuole il luogo comune giornalistico. Quasi mai si tratta di fulmini a ciel sereno, e anzi dietro a queste storie si nascondono drammi familiari, tragedie del lavoro, tensioni psicologiche, tradimenti, gelosie, delusioni cocenti, vicende di rabbia, dolore, paura, vendetta, incomprensioni, fallimenti economici, mali incurabili: tutto l’arco delle più comuni motivazioni umane.

Anche nel caso di Pirronella gli stessi articoli che parlano di “raptus omicida” aggiungono che il delitto è maturato dopo giorni di tensioni e che le frasi riportate dalla vittima su Facebook restituiscono solo una parte, una minima parte, di un rapporto tutt’altro che sereno. Lo stesso Pirronello era stato protagonista, il 30 dicembre del 1981, di una rapina finita nel sangue: una persona, dunque, tutt’altro che immune dalla violenza, nonostante le dichiarazioni dei vicini di casa secondo i quali Salvatore Pirronello e Patrizia Formica erano una coppia “tranquilla e educata” che non aveva mai lasciato trapelare “alcun segnale premonitore della tragedia”. L’omicidio di Patrizia Formica non è affatto “una vicenda assurda, incredibile, imprevedibile”, come afferma un vicino di casa della coppia, ma l’esito di tensioni, litigi e incomprensioni tutt’altro che incredibili. Basta scavare nella vita dei due, nemmeno troppo a fondo, per rendersene conto.

Insomma, ancora una volta, il termine “raptus” è adoperato in maniera ingannevole per rendere spiegabili eventi che, per la loro repentinità o efferatezza, non sono altrimenti spiegabili dal senso comune. Ricordiamo che il concetto di “raptus” non ha alcuna validità scientifica e che non è riconosciuto nemmeno dal nostro Codice Penale che, peraltro, non considera gli stati emotivi e passionali come fattori che diminuiscono l’imputabilità. Non a caso, secondo numerosi esperti, il termine dovrebbe essere espunto dal vocabolario criminologico. Per una riflessione più approfondita sul concetto di “raptus” e sulle sue implicazioni, rimando al mio Delitti. Raptus, follie e misteri. Dalla cronaca alla realtà.

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